Diagnosi e Destino. Di Vittorio Lingiardi

“Tutti prima o poi riceviamo una diagnosi”  questo è il perentorio enunciato che ci accoglie all’inizio del libro Diagnosi e destino (Einaudi, 2018).  Chiarisce con semplice parole quale è il tema che si vuole affrontare. Vittorio Lingiardi (psichiatra, psicanalista e professore ordinario di Psicologia dinamica presso La Sapienza Università di Roma) riflette sul disagio esistenziale, psichico e sulla malattia.

Partendo da un atto apparentemente scontato: la diagnosi l’autore  si interroga su come una persona l’accoglie e sull’impatto sulla relazione medico-paziente e all’interno della rete sociale del malato. Capitolo dopo capitolo l’enunciato iniziale sintetico e perentorio permette al lettore di esplorare il rapporto delle persone con la malattia, con i medici ma anche il rapporto dei medici con i propri pazienti, la malattia stessa, le loro resistenze e la responsabilità della diagnosi. Alla fine della lettura sperimentiamo a pieno titolo il significato della parola greca diagnosi: conoscere attraverso. Tocchiamo attraverso testimonianze letterarie, storie di vita il processo conoscitivo compiuto da chi formula la diagnosi ( medico/clinico) e di chi la riceve (paziente/familiari).

Nel primo capitolo intitolato Diagnosi e tormento si esplora il saggio  di Susan Sontag  di Malattia come metafora. Vengono evidenziati quei passi che consentono di comprendere come la rappresentazione di una malattia, fatta attraverso le metafore biomediche e sociali,  abbiano un forte impatto nell’accogliere o rifiutare la diagnosi da parte delle persone che vivono la malattia.

Attraverso le parole della Sontang (da molti considerata una pioniera della medicina narrativa) Lingiardi affronta quel delicato equilibrio  che esiste tra descrizione della malattia (diagnosi) e la sua verbalizzazione. E’ qui che si gioca il rapporto tra medico e paziente, tra verità e responsabilità, tra fiducia e le tante identità del paziente:

“sono quello che vuole sapere la diagnosi, sono quello che non la vuole sapere la diagnosi, sono quello che la sa, ma non vuole sentirne pronunciare il nome, sono quello che vorrebbe essere coccolato e consolato…….”

Per sottolineare quanto questo momento abbia un impatto sulla compliance della cura l’autore cita le parole di Karl Jasper ( psichiatra del secolo scorso): la diagnosi deve rappresentare “un tormento” per il clinico  perché mette in gioco la capacità del clinico di sostenere l’impatto di una diagnosi (sul paziente) e la capacità del paziente di accoglierla e affrontarla

E’ in questa dialettica che il medico deve saper servire contemporaneamente l’obiettività medica e quella della psicologia individuale. Essere in grado di trovare un equilibrio tra la tensione di informare il malato (e i suoi cari) e quello di consentire al paziente di dosare speranze e aspettative assimilando le informazioni ricevute.

Infatti non tutti arriviamo all’appuntamento con la malattia sostenuti o tenuti per mano dalla razionalità.

La malattia segna un prima e un dopo. Segna un confine tra il sentirsi sano e scoprire che il mio corpo può aver rotto quella alleanza che consideravo fondante il mio essere.  La malattia mette di fronte ad un limite, fa fare i conti con la mortalità ma è anche quel momento in cui il nostro sistema di difese psichiche e immunitarie si attivano. Le diagnosi sono storie che raccontano il nostro rapporto con la “macchina  del corpo” la sua vitalità, la sua debolezza.

Scrive Lingiardi “La pratica clinica è fatta di racconti. La diagnosi stessa può essere vista come un tentativo di dare una trama a eventi apparentemente non collegati”. Non solo la diagnosi ma anche la voce del paziente è la chiave del processo diagnostico, voce che diventa il cuore della relazione clinica e per questo deve incontrare una adeguato ascolto perché da questo “cuore” nascono quei processi e quelle resistenze che possono agevolare la guarigione o ritardarla.

Diagnosi e difese è il tema del secondo capitolo  dove  anche all’interno di questo capitolo siamo guidati dalla narrazione di alcuni scrittori/ scrittrici, uno su tutti Philip Roth che in Patrimonio  racconta gli umori, le miserie, la stanchezza ma anche la determinazione di un malato: suo padre.

La malattia attacca e trasforma l’organismo ma attacca e trasforma anche la mostra identità: l’incontro con la malattia implica una ridefinizione della propria soggettività. Comprendere ed ascoltare se stessi/stesse è fondamentale tanto quanto trovare la voce per esplicitare il proprio disagio, i propri bisogni, desideri e aspettative. Questo ci permette di non considerarci tutt’uno con la malattia, di non fare della malattia la parte per il tutto e di gestire il cambiamento in corso d’opera. E’ all’interno di questo capitolo che Lingiardi si chiede  come affrontiamo la malattia? Malattia che  come scrive Sontag  ci catapulta “ nel lato notturno della vita”

L’impatto con la diagnosi ha evoluzioni diverse e non prevedibili. Le variabili dipendono dalla prognosi, dalla risposta alla terapia, dalla personalità del malato, dalla qualità delle sue relazioni ma anche dai suoi meccanismi di difesa.

Che cosa sono i meccanismi di difesa? Spiega Lingiardi  che

“sono il principale strumento con cui gestiamo i conflitti e gli affetti….. e di adattamento alle richieste e alle restrizioni della realtà esterna ma anche della realtà interna… Le difese sono risorse dell’Io, processi psichici, spesso sono risvolti comportamentali che mettiamo in atto più o meno inconsciamente per affrontare situazioni difficili”.

E per rispondere alla domanda di come ciascuno di noi affronta la malattia vengono esaminati i meccanismi di difesa della persona malata ma anche quelli del medico. Attraverso le narrazioni di pazienti, annotazioni mediche,  chiari esempi sono esplorate le  modalità e i  meccanismi di difesa messe in atto dalle persone.  E’ ancora il gioco, la capacità del medico  di sostenere una torsione, che lo vede dibattersi tra il caso clinico  e la storia clinica, tra l’istanza di unicità del paziente e la sua generalizzazione all’interno di una diagnosi.

E’ questo il tema del terzo capitolo intitolato Diagnosi e psiche. Lingiardi scrive che  c’è un momento all’interno del colloquio psicologico nel quale il clinico è chiamato in  causa in prima persona e questo momento si chiama restituzione. Il clinico deve restituire al paziente ciò che ha capito di lui in termini diagnostici. Il fattore critico è decidere come farlo. Una traccia per trovare il giusto equilibrio tra generale (diagnosi) e individuale (persona)  viene individuata nell’esplorazione dell’etimo delle parole clinica e diagnosi. Guidati dal significato greco di queste parole possiamo rintracciare quel percorso conoscitivo che consente una postura clinica  che  da forza al colloquio quale modo di cura condividendo le parole di Oliver Sacks :

”Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità,il cui senso è la nostra vita/–/ Per essere noi stessi, dobbiamo avere noi stessi – possedere, se necessario ripossedere, la storia del nostro vissuto. Dobbiamo “ripetere” rievocare il dramma interiore, il racconto di noi stessi. L’uomo ha bisogno di questo racconto, di un racconto interiore continuo, per conservare la sua identità, il suo sè”.

Marina Mariani

Cemp – Giornata prevenzione tumore al seno

Sabato 15 giugno 2019 al Cemp

GIORNATA DEDICATA ALLA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO

Dalle ore 9 alle ore 12 sarà presente al CEMP la Dr.ssa VALENTINA ERRICO, senologa dell’ospedale Humanitas.

La Dr.ssa Errico sarà a vostra disposizione per una visita senologica completa, per l’impostazione di un programma personalizzato di prevenzione e per l’insegnamento delle tecniche di autoesame.

Il costo della visita è di 65 euro.

Per informazioni o prenotazioni vi invitiamo a contattare la segreteria CEMP al numero 02.54102020

lunedì, martedì e venerdì orario continuato dalle 9 alle 18:30

mercoledì dalle 9 alle 12:30 e dalle 15 alle 18

giovedì dalle 9 alle 12:30 e dalle 15 alle 18:30

CONSULTORIO CEMP
Via Eugenio Chiesa, 1 – 20122 Milano
tel: 02.54102020
fax: 02.55188588
www.consultoriocemp.org

Ripresa delle mestruazioni dopo aver smesso la pillola

Buongiorno,
Dopo 4 anni ho interrotto l’assunzione della pillola zoely. Mi sono comparse delle macchie molto chiare (color nocciola per capirci) nello stesso periodo in cui mi doveva venirmi il ciclo se avessi preso la pillola e niente che assomigliasse a delle mestruazioni. Cosa significa!? È possibile associarlo a un ciclo naturale anche se diciamo per quantità e colore non aveva nulla a che fare?
Grazie

La mestruazione immediatamente successiva all’ultimo blister è ancora quella generata dalla pillola quindi ha le caratteristiche del ciclo sotto pillola. Se invece è la prima mestruazione dopo 1 mese di sospensione occorre fare un test di gravidanza se ci sono stati rapporti non coperti. Sotto pillola o a ridosso può verificarsi la comparsa di macchie se ci espone al sole o a raggi Uva/Uvb.
CED

CED – Perché l’omeopatia

11 Aprile alle ore 18, in occasione della Giornata mondiale dell’omeopatia (10 aprile)

OMEOPATIA: una terapia dolce che aiuta a ritrovare il proprio equilibrio.

Al il CED di Milano parliamo con la Dott.ssa Barbara Bonazzi di cos’è l’omeopatia e di come ci possa aiutare nella prevenzione e nella cura di molti disturbi.

La partecipazione è libera e gratuita

Centro Educazione Demografica
Via Amedei, 13 (ang. Corso Italia) – Milano
Tel. 02 8690078 – Tel e fax 02 8057835
Mail: ced [at] cedassociazione.it

Il diaframma, un metodo sicuro ma poco conosciuto

Diaframma: perché è sicuro, come funziona, come usarlo, manutenzione, vantaggi e svantaggi.

Poco diffuso, ma non per colpa sua!

Molte persone storcono la faccia quando si parla del diaframma. “E’ un pasticcio…E’ una noia…Non funziona mai…” Questo disprezzo è un po’ ridicolo poiché nel 1880, quando fu inventato, il diaframma era il principale mezzo per la liberazione delle donne da gravidanze non volute.

Fino agli anni cinquanta, quando si cominciò a parlare della pillola contraccettivae l’uso della spirale intrauterina (ossia lo IUD messo a punto nel ‘900) conobbe una certa diffusione, il diaframma era la precauzione più sicura a disposizione delle donne e a quell’epoca un terzo delle coppie americane lo usavano per il controllo delle nascite. Molte delle nostre madri lo usarono per trent’anni senza fare errori. Se poi l’uso del diaframma fosse sempre gradito è un’altra questione.

Oggi i sentimenti più positivi nei confronti della nostra sessualità e la crescente capacità di comunicare apertamente con gli uomini con i quali abbiamo rapporti sessuali ci mettono in grado di usare più facilmente il diaframma.

Se state per iniziare una relazione forse potete non desiderare di aggiungere immediatamente un diaframma alla vostra vita sessuale, ma dopo alcuni mesi, quando sarete più sciolte, potreste essere contente di abbandonare la pillola o la spirale intrauterina per un metodo che è efficace, se lo usate bene, e che non ha nessun effetto collaterale.

Se l’uso del diaframma non si è diffuso la ragione risiede nella scarsa conoscenza di questo metodo e nel fatto che non viene incentivato. Decidere di usare il diaframma richiede di rivolgersi al medico o al personale paramedico per sceglierne uno della misura giusta e per ricevere istruzioni per un uso corretto (come inserirlo e come toglierlo).

Speso i ginecologi non se la sentono di spendere del tempo per questo; inoltre molto spesso ritengono che pillola o IUD siano preferibili e che armeggiare col diaframma ad ogni rapporto sessuale sia una “seccatura”, alcuni poi lo ritengono un metodo “antiquato” (talvolta il medico trasferisce sui metodi contraccettivi i propri vissuti e le proprie impressioni circa la sessualità).

Un’altra ragione della scarsa diffusione del diaframma è che il mercato della contraccezione non è molto interessato a questo metodo.

Come acquistare il diaframma

La misura del diaframma dipende dalla profondità della vagina.

Attualmente in Italia è disponibile presso le farmacie un diaframma a misura unica con una speciale forma anatomica che si adatta a quasi tutte le donne, in particolare a quelle con una misura dai 65 agli 80 millimetri.

Consigliamo comunque di rivolgersi ad un medico che ne conosca l’uso o meglio ancora ad un consultorio per accertarvi che la misura sia compresa tra i 65 e gli 80 mm e  per poter provare a metterlo e toglierlo da sole così che, se avete dei problemi durante queste prove, il medico o il personale paramedico vi potrà aiutare.

Per le misure inferiori ai 65 o superiori agli 80 millimetri è possibile acquistare il diaframma su internet all’indirizzo: https://medesign.decliccando su “ginecologia e pessari” e poi inserendo “diaphragma” nella finestra “cerca”; su questo sito tedesco è possibile procurarsi diaframmi “Omniflex” ossia i modelli che si trovavano anche in Italia fino a poco tempo fa e sono disponibili le misure comprese tra i 60 e i 95 millimetri.

Come è fatto

Il diaframma, che deve essere usato sempre con una gelatina spermicida, è di morbido silicone, ha la forma di una coppa poco profonda, con una molla flessibile attorno al bordo esterno ed una sporgenza da un lato della coppa per facilitarne l’estrazione dalla vagina. Quando si inserisce nel modo giusto si sistema comodamente dietro all’osso pubico e al fornice posteriore della vagina.

Come funziona

Quando il diaframma è in loco e comprime la gelatina contro il collo dell’utero, gli spermatozoi non possono risalire nel canale cervicale e quelli che superano il bordo del diaframma si imbattono nella gelatina che li blocca. Quelli che rimangono in vagina muoiono dopo otto ore perché la vagina è un ambiente per loro ostile. E’ possibile spalmare con spermicida la parte esterna del diaframma per contribuire a bloccare gli spermatozoi che rimangono in vagina. Non usate il diaframma senza spermicidi.

E’ importante ricordare che il diaframma non protegge in alcun modo dalle malattie a trasmissione sessuale.

Efficacia

L’efficacia teorica del diaframma è del 97% circa; l’efficacia reale, che è dell’85-90%, dipende dai seguenti fattori: efficacia dello spermicida, misura giusta e buona manutenzione del diaframma, uso appropriato e costante. Importante è usarlo ad ogni rapporto sessuale, inserirlo prima della penetrazione e spalmarlo ogni volta con un prodotto spermicida. Anche se usato correttamente l’indice di fallimento è del 2% circa.

Reversibilità

Il diaframma non interferisce sulla fecondità. Semplicemente non usatelo se volete rimanere incinte.

Sicurezza

Il diaframma è del tutto innocuo. Alcune donne temono che il diaframma scivoli in fondo alla vagina e scompaia ma conoscendo meglio la nostra anatomia, sappiamo che la vagina finisce a un pollice dal collo dell’utero e il diaframma non ha lo spazio per scomparire. Il diaframma è sconsigliato a chi non ama toccarsi i genitali o crede che le sarebbe difficile adattarsi ad usarlo poiché probabilmente finirebbe per non metterlo affatto al momento del rapporto sessuale.

Potreste sentirvi imbarazzate le prime volte che inserite il diaframma in vagina ma appena vi abituerete e prenderete confidenza con questa parte del corpo che vi appartiene dovreste superare ogni ostacolo. Nel caso in cui la gelatina dia irritazioni alla vagina o al pene potete usare una marca diversa.

Come usare il diaframma

Il diaframma diventa via via più facile da usare con la pratica. Molte donne lo inseriscono da sole, magari in bagno prima del rapporto cercando di rendere il tutto molto spontaneo, molte altre sono contente di usarlo con il partner e lo inseriscono durante i preliminari sessuali. Questa collaborazione sembra che funzioni meglio nelle coppie che stanno insieme da tempo, se la vostra è una coppia che si lascia trascinare dai sensi è preferibile inserirlo prima, comunque per la maggior parte delle donne coinvolgere il partner è un modo più divertente e meno gravoso di usarlo.

Il diaframma può essere inserito anche due ore prima del rapporto sessuale poiché le gelatine mantengono il loro potere spermicida per 3 ore, ma se avete un rapporto subito dopo l’inserimento il metodo è già efficace.

Mettete un po’ di gelatina nella coppa, spargetela intorno ai bordi, poi avvicinate i due lati della coppa premendo saldamente il bordo tra pollice e medio, quindi accoccolatevi, con la mano libera scostate le labbra della vagina e inserite il diaframma con la crema rivolta verso il collo dell’utero.

Spingete col dito indice il bordo che sta più in basso finché sentite che il diaframma è andato a posto, potrete accertarvene toccando il contorno del collo dell’utero attraverso la soffice coppa. Se è ben collocato né voi né il vostro compagno dovreste sentirlo. Non usate lubrificanti a base di olio (per es. vaselina) perché possono danneggiare il prodotto. Lasciate il diaframma inserito per almeno 6/8 ore dopo il rapporto sessuale in modo da eliminare tutti gli spermatozoi, lo si può tenere inserito fino a 24 ore. Se avete un altro rapporto dopo 3 ore dovrete aggiungere altra gelatina con un applicatore, aggiungetela all’esterno del diaframma lasciando il diaframma in loco.

Manutenzione e durata del prodotto

Lavate il diaframma con sapone neutro e acqua tiepida, risciacquatelo e asciugatelo accuratamente e riponetelo in un contenitore al riparo dalla luce. Non bollitelo. Controllate che non ci siano buchi guardandolo alla luce e tirando bene la calotta. Fatevi controllare la misura del diaframma ogni anno circa durante la visita ginecologica. Potreste avere bisogno di una nuova misura se perdete o acquistate più di 5 chili e dopo una gravidanza o un aborto. Il diaframma durerà anni se tenuto con cura.

Vantaggi

Nessun effetto collaterale o pericolo per la salute. Molto efficace se usato bene. Il diaframma va benissimo se volete avere rapporti sessuali durante le mestruazioni e non volete che il flusso mestruale complichi le cose infatti può contenere per alcune ore il sangue mestruale. Usare il diaframma può essere un modo per conoscere meglio il proprio corpo; se non avete familiarità con la vostra vagina, l’uso del diaframma vi aiuterà a capire com’è fatta.  A lungo andare più sarete a contatto col vostro corpo più godrete del rapporto sessuale. Inoltre il diaframma è un metodo sostenibile dal punto di vista ecologico.

Svantaggi

Va applicato poco prima del rapporto sessuale. Se voi e il vostro compagno pensate che il sesso debba essere assolutamente spontaneo, vi sembrerà un disturbo. Dovete ricordarvi di usarlo ogni volta, essere certe di non dimenticarvi di applicare lo spermicida ed essere sicure di averlo con voi quando ne avete bisogno.

Responsabilità

E’ la donna che si reca dal medico o in consultorio per iniziare ad usare il diaframma. In seguito la responsabilità può essere condivisa con il partner sebbene molte donne l’assumano interamente.

C.E.D. Centro Educazione Demografica Via Amedei 13 , 20123 Milano    www.consultorioced.it

Tel. 02 8057835 – 02 8690078     Mail: ced@cedassociazione.it13

Data creazione documento: 12/03/2019