Dopo avere spiegato in un post precedente che cosa è la medicina narrativa, riflettiamo sul rapporto tra scrittura d’esperienza e racconto autobiografico e medicina narrativa a partire da una proposta editoriale del Corriere della sera. Una proposta interessante ma che che va letta alla luce del fatto che il puro e semplice racconto da parte del malato della sua esperienza della malattia, infatti, non avvia di per sé un processo riflessivo.  Vediamo perché.

Malattia come opportunità?

In queste settimane il Corriere della Sera, all’interno dell’inserto Corriere Salute, ha aperto un blog multi-autore dal titolo Malattia come opportunità con l’obiettivo di aprire un confronto con le persone malate e gli operatori sanitari. Il proponimento del Corriere Salute  è sfidante: “considerare il rovescio della medaglia della malattia, valutata non solo come aspetto negativo ma anche come opportunità di stimoli, di aspetti positivi”.

Lo spunto del progetto proviene dall’ambiente dei professionisti della cura e l’elemento di interesse per quanto mi concerne sta nel fatto che la  richiesta di narrazioni è rivolta sia alle persone malate sia ai professionisti della salute e della cura. I medici sono invitati a raccogliere testimonianze di persone malate per farne oggetto di riflessione personale e anche di studio.

Questa  modalità di considerare la medicina narrativa come veicolo di riflessione e di studio mi ha riportato alla mente un enunciato di Laura Formenti:

La risorsa più preziosa nell’educare un soggetto adulto è la sua esperienza. Oggi sempre più, con sempre maggiore forza e convinzione, chi fa formazione proporne attività e laboratori nei quali si impara – riflessivamente – da quello che si è già fatto, detto, pensato, provato.” (1)

Ora questa modalità di scrittura, in ambito formativo, viene definita “scrittura esperienza” ad orientamento biografico.

Che cosa è la scrittura d’esperienza?

E’ una esperienza di scrittura che offre l’opportunità di mettere in ordine in ogni suo aspetto (cognitivo, emotivo, psichico, fisico) gli avvenimenti vissuti e l’ esperienze personali siano esse di vita o professionali.

In ambito formativo e non solo, l’orientamento autobiografico pone l’accento su un apprendimento adulto, apprendimento che si esplica  attraverso pratiche riflessive, narrative, di reciprocità.

Esse si caratterizzano per la presenza di quattro criteri generali:

  • la fiducia nella competenza dei soggetti al di là di ogni ambito specialistico (criterio dell’autonomia organizzativa);
  • il riconoscimento dei processi di apprendimento intrinseci, auto-generati, soprattutto nelle condizioni e fasi “di transizione” come può essere una esperienza di malattia (criterio di improvvisazione biografica)
  • la circolarità e la reciprocità costruttiva tra ricerca, formazione ed esperienza di vita, tra processi di costruzione di senso ed esperienza vissuta (criterio dell’interdipendenza apprenditiva).

L’attenzione è posta sull’auto-apprendimento.

Come scrive Laura Formenti, “il soggetto adulto non riceve una educazione, ma semmai vi entra come in un contesto che lo riconnette alla propria educabilità” 

Da questo punto di vista possiamo definire come “autobiografico” ogni metodo volto a cogliere la soggettività, l’unicità, la vitalità del soggetto adulto e delle sue esperienze di trasformazione ed espressione di sé, compreso le pratiche di attribuzione di senso delle esperienze stesse.

La scrittura di esperienza è un metodo che può esprimersi attraverso la narrazione, spontanea o suscitata, continuativa o occasionale, fatta per sé o fatta per gli altri, di micro eventi significativi e ben focalizzati oppure diventare un percorso di riflessione della propria vita, composta non solo di fatti e di episodi, ma  anche di sensazioni, valutazioni, giudizi, pensieri, emozioni e sentimenti.

Medicina narrativa e scrittura d’esperienza

Tenendo conto delle premesse sopra descritte possiamo inserire la medicina narrativa nel campo delle scritture di esperienza. Ma il puro e semplice racconto da parte del malato della sua esperienza della malattia non avvia di per sé un processo riflessivo. Il racconto è l’indispensabile passo ma affinché ci sia riconoscimento dei processi di apprendimento occorre che la narrazione non sia unidirezionale (medico/paziente) ma circolare (paziente/medico-medico/paziente) per riflettere sul senso comune della medicina, su quali siano le credenze e/o miti che possono ostacolare o migliorare la relazione processo di compliance sia da parte del medico sia da parte del paziente e della sua rete sociale.

E’ all’interno di questa cornice relazionale (medico/paziente) che possiamo considerare la narrazione in medicina (narrative-based-medicine) una prassi medica esattamente come l’anamnesi tradizionale o l’esame obiettivo. La medicina narrativa è un pratica dove il paziente non è un “caso” né un oggetto di narrazione ma un narratore che oltre ad essere portatore di esperienze e conoscenze è impegnato a riscoprire il senso del vivere, a individuare una via d’uscita al “per sempre” della malattia cronica.  Il solo approccio biomedico focalizzato sulla diagnosi si trova a mancare il bersaglio poiché  la scienza è attenta a ciò che il corpo “fa e produce” è poco focalizzata sulla fiducia nella competenza dei soggetti a individuare nuovi significati che permettono  di simbolizzare la sofferenza e possibilmente riscoprire il senso del vivere.

Per approfondire

Giorgio Agamben, Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, Einaudi Torino 1995

Laura Formenti, La formazione autobiografica. Confronti tra modelli e riflessioni tra teoria e prassi, Guerini Studio 1998; (1)

Laura Formenti, Linden West Before, Beside and After (beyond) the Biographical Narrative editoreNisaba Verlag, 2016

B.J. Good Narrare la malattia. Lo sguardo antropologico sul rapporto medico-paziente tr. Edizioni di Comunità Torino 1999