Un’alimentazione vegetariana o vegana può comportare complicazioni in gravidanza oppure nel momento del parto? La risposta e i consigli della nutrizionista.

Il profilo nutrizionale varia a seconda del tipo di dieta vegetariana dunque è necessario fare una valutazione individuale del soggetto.

In linea generale la qualità delle diete vegetariane consumate nei paesi industrializzati è migliore di quelle consumate nei paesi poveri, dove manca la varietà necessaria alla copertura di tutti i fabbisogni di nutrienti (macro e micro).

Le diete vegetariane, rispetto alle onnivore, sono ricche di: carboidrati, fibra, magnesio, potassio , antiossidanti con vitamina C e E  e acidi grassi omega 6, fitati  e carenti in energia, grassi saturi, colesterolo alcune vitamine, acidi grassi omega 3 e ovviamente proteine di origine animale.

I dati presenti in letteratura indicano che i vegetariani presentano un BMI (Indice di massa corporea) inferiore rispetto ai non vegetariani  e ciò può essere spiegato dalla bassa densità energetica di una dieta ricca in vegetali e povera di grassi e in generale di alcol.

L’apporto proteico nelle diete vegetariane è adeguato in caso di dieta latto-ovo vegetariana e nelle vegane se si utilizzano cereali e legumi e se l’apporto energetico è sufficiente altrimenti parte delle proteine viene utilizzato per supplire al fabbisogno energetico.

Le diete vegetariane considerate oggi  protettive nei confronti di diverse patologie cronico-degenerative, devono  essere correttamente programmate, soprattutto durante la gestazione.

Tutti i fabbisogni di macro, micronutrienti ed energia devono essere soddisfatti come indicano i LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento
di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) e le integrazioni sono fondamentali soprattutto nelle persone vegane: acidi grassi omega 3, Vitamina B12 (Vegerarian Support Formula T-6635+) considerata una affidabile fonte vegana di vitamina B12 e cereali fortificati.

Per gli apporti di ferro, le quantità raccomandate sono generalmente superiori a causa della più bassa biodisponibilità del ferro nella dieta vegetariana anche se gli studi disponibili sono concordi  nell’affermare che l’incidenza di anemia da carenza di ferro sia sovrapponibile a quella che si verifica tra i non vegetariani. Il principale inibitore dell’assorbimento di ferro sono i fitiati, più che le fibre ma una integrazione con vitamina C generalmente migliora lo stato del ferro.

Per migliorare la qualità nutrizionale esistono delle raccomandazioni mirate (ADA) e riassunte nella piramide vegetariana:

  • variare gli alimenti
  • aumentare le porzioni in funzione del dispendio energetico con le integrazioni in caso di gravidanza o allattamento
  • Consumare almeno 8 porzioni di alimenti ricchi o arricchiti in calcio
  • includere 2 porzioni di alimenti ricchi in acidi grassi omega 3 (olio di lino, soja o noci)
  • la porzione di frutta secca può sostituire una pozione del gruppo dei grassi
  • Porre attenzione agli apporti di vitamina D (suo dosaggio, integratori e sole)
  • includere almeno 3 fonti di vitamina B12 (alimenti tipo uovo, latte e integratore)

Per le diete vegane esiste qualche regola in più come privilegiare l’assunzione di legumi e cibi ricchi in vitamina C, includere nella dieta moderate quantità di semi e frutta secca (pistacchi, mandorle, semi di zucca, noci) ricchi anche di ferro e zinco e l’integrazione di Vitamina B12 è essenziale.

 

Dott.ssa Claudia Trentani, dietista volontaria del Ced, Milano