Incontinenza urinaria dopo il parto

Cos’è il pavimento pelvico

Il pavimento pelvico è quell’insieme di muscoli e tessuto connettivo posto su più strati che ha lo scopo di chiudere il foro del bacino e sostenere tutti gli organi che sono nella cavità.

Incontinenza urinaria dopo gravidanza e parto

Avvolgendo l’uretra, la vagina e il retto, il pavimento pelvico potenzia la capacità sifinteriale. Per adempiere a questo compito bisogna che questa struttura sia integra. La gravidanza e il parto sono la causa maggiore di alterazione di questo fascio muscolare. Il prolasso è il cedimento di queste strutture ed è la causa dell’incontinenza urinaria da sforzo. Quindi si comprende quanto sia importante recuperare il tono e la capacità muscolare nel post-parto, in modo da riportare questo muscolo alla sua integrità.

Riabilitazione del pavimento pelvico

Per riabilitazione uroginecologica, meglio conosciuta come riabilitazione del pavimento pelvico, si intende il recupero del tono del trofismo di questo muscolo e il recupero della capacità contrattile. Previa consultazione ginecologica per capire l’entità del danno che c’è stato durante il parto, si programma la riabilitazione.

La riabilitazione consiste in alcune sedute che comprendono l’elettrostimolazione, il biofeedbak, la chinesi-terapia che è una ginnastica in modo da recuperare il tono e insegnare alla donna come usare questo muscolo, nel momento in cui se ne ravvisa la necessità.

Il biofeedback è una ginnastica computerizzata, in modo che la donna visualizza sul monitor la sua contrazione ed impara a gestire il muscolo.

Linda Franzini, ostetrica CEMP

Avviso

Per ogni dubbio su contraccezione e salute ti invitiamo a telefonarci qui.
Se proprio non ce la fai a chiamare, questo è il modulo per le domande scritte.
Attenzione! Si tratta di indicazioni che non sostituiscono il consulto medico.

Sterilizzazione femminile

Massimo Srebot è ginecologo primario dell'ospedale di Pontedera e Volterra (Pisa), una delle strutture dove le donne "migrano", anche da altre regioni, per fare la sterilizzazione tubarica. Una pratica sicura ma poco conosciuta, indicata per chi ha problemi con i metodi contraccettivi reversibili e non ha intenzione di avere figli.

Ipnosi in ginecologia

Numerosi disturbi ginecologici hanno una base psicosomatica. L'ipnosi può essere un valido strumento di guarigione. Dott.ssa Silvia Bariselli, Ced Milano.

Diabete giovanile

Il diabete non è uno scherzo, ma bambini e bambine, ragazzi e ragazze con questa malattia cronica hanno una vita normale. L'importante è sapere come gestirla nella quotidianità.
I consigli della dottoressa Alessandra Bosetti, dietista clinica presso il consultorio CEMP di Milano.

La coppetta mestruale

La ginecologia Silvia Bariselli del consultorio Ced Milano spiega come e perché usare la coppetta mestruale.

Omeopatia in ginecologia e ostetricia

La ginecologa Barbara Bonazzi (CED Milano) spiega come usare i rimedi omeopatici in ginecologia e ostetricia, i vantaggi in gravidanza e allattamento, i principali rimedi e perché un rimedio non è uguale per tutte.

Impianto ormonale sottocutaneo

La ginecologa Silvia Bariselli (consultorio CED Milano) spiega come funziona l'impianto sottocutaneo, per chi è adatto, quali sono gli effetti sul ciclo.

Incontinenza urinaria dopo il parto

Cos'è pavimento pelvico e come riportarlo alla condizione ottimale dopo il parto.

Trattamento del dolore vulvare cronico

Cos'è la vulvodinia, il dolore vulvare cronico, e come si può curare. La vulvodinia colpisce una donna su sette e se non curata compromette la qualità della vita.

L'aborto come esperienza responsabilizzante

"Un'esperienza che ha contribuito a rendermi quella che sono", dice questa ragazza che racconta il suo aborto, l'impatto con la struttura ospedaliera, gli ostacoli che a volte si incontrano, l'atteggiamento dei ragazzi verso la contraccezione.

Profilattico o coito interrotto?

Interviste di strada a ragazzi sul tema della contraccezione e della sessualità.

Pillola del giorno dopo in farmacia senza ricetta

Da maggio 2015 le maggiorenni possono acquistare la cosiddetta “pillola del giorno” in farmacia, senza ricetta medica. Il farmaco si chiama EllaOne. Quali sono le sue caratteristiche?

Gli uomini, l'aborto, il preservativo

Interviste di strada a ragazzi e ragazze su aborto e contraccezione.

Cos'è un consultorio

Consultorio.

Salute di genere.

Laicità.

Intercultura.

Accoglienza.

In questo video presentiamo le parole che orientano la nostra visione di consultorio.

Fare meno, fare meglio in ostetricia e ginecologia

Congresso di Andria 2014, Verona. Fare di più non significa fare meglio.
Nel video Antonio Bonaldi, presidente di Slow medicine, Debora Balestreri, presidente Andria, Anita Regalia, Pietro Puzzi, Vittorio Basevi, Giuseppe Battagliarin. Riflessione musicale di Fabio Koryu Calabrò

Aborto e obiezione di coscienza

Perché i ginecologi obiettano? Obiezione di coscienza e legge 194, sintesi di una ricerca condotta su ginecologi/e di Milano e Roma. Ne parla Silvia De Zordo, antropologa.

Lella Costa presenta i consultori laici autogestiti

Lella Costa, presidente del Cemp, descrive l'attività e la filosofia dei consultori laici autogestiti Ced, Cemp, Cpd, Aied (gennaio 2012)

10 cose da sapere su test del DNA fetale su sangue materno

Le dieci cose da sapere prima di effettuare un test prenatale non invasivo su Dna fetale. Scheda redatta in collaborazione con Edoarda Gavazzi, genetista del Centro genetica e gravidanza

1) Quali anomalie genetiche sono ricercate dal test

Attraverso l’impiego di algoritmi matematici si definisce la probabilità post-test che il feto sia affetto da una delle principali trisomie autosomiche, le anomalie caratterizzate dalla presenza di un cromosoma in più. Si tratta della trisomia 21, nota come “Sindrome di down”, delle trisomie 18 e 13 che rendono conto del 50-70% del totale delle anomalie cromosomiche. Il test rileva anche la possibilità che il feto sia affetto da aneuploidia dei cromosomi sessuali, e recentemente alcuni kit commerciali hanno esteso la ricerca anche alle 5 sindromi da microdelezioni più comuni, le anomalie dovute alla perdita di piccolissimi frammenti di cromosoma.

2) È un test di screening, non è un test diagnostico

Significa che individua una probabilità di presenza di una delle anomalie cromosomiche ricercate. Per la trisomia 21 (Sindrome di Down) l’attendibilità statistica è del 99%, con tassi di falso positivo e negativo molto bassi compresi tra lo 0,1% e 0.5%.

3) Non sostituisce villocentesi e amniocentesi

Villocentesi e amniocentesi sono esami invasivi effettuati con prelievo di tessuto placentare o liquido amniotico. Sono diagnostici perché fotografano tutte le anomalie di tutti cromosomi con grado di affidabilità del 99%. Il test non invasivo può essere  utile per orientare rispetto alla opportunità di ricorrere a questi esami invasivi, ma la decisione se farli o meno deve essere presa considerando diversi fattori con uno specialista.

4) Non sostituisce bi-test e translucenza nucale

Il bi-test si effettua alle fine del primo trimestre (12° settimana di gestazione). Si compone di un esame ecografico  che misura la “translucenza nucale” https://it.wikipedia.org/wiki/Translucenza_nucale  e da un esame bio-chimico su prelievo di sangue materno. Questa analisi predice circa l’80% delle sindromi di Down. Questo è l’esame di screening parzialmente rimborsato dal Sistema sanitario nazionale ed è inserito tra gli esami di routine della gravidanza. Il test non invasivo su sangue materno deve essere proposto solo dopo il bi-test, con una valutazione che integri i risultati del bi-test con l’anamnesi familiare.

5) Deve essere collegato e preceduto da un accurato controllo ecografico

Questo controllo va fatto intorno alla dodicesima settimana e deve essere effettuato da operatori accreditati.

6) È validato per tutte le donne in gravidanza, anche quelle sotto i 35

Significa che il test del DNA fetale da sangue materno può essere utilizzato dalle future mamme che non presentano particolari fattori di rischio, quindi anche dalle donne giovani, che abbiano già eseguito una prima ecografia con esito buono e dunque con un rischio abbastanza basso di malformazioni fetali, ma siano molto preoccupate dall’idea di avere un bambino con la sindrome di Down, e che desiderano quindi sapere quanto è probabile che il loro bambino sia affetto da una delle trisomie più diffuse, senza esporsi al rischio di aborto dato da villocentesi ed amniocentesi

7) Prima di ricorrere a questo test, la coppia dovrebbe sempre fare una consulenza genetica

L’opportunità di ricorrere a questo test deve essere valutata dopo l’anamnesi familiare. Prima di decidere a quale esame di diagnosi prenatale sottoporsi, la coppia dovrebbe sempre poter effettuare una consulenza genetica, che la aiuti a compiere la scelta più adatta alla propria situazione.

8) Il centro che offre questo test deve essere in grado di offrire anche la consulenza post-test.

È prescritto dalle Linee guida: “I Centri che erogano il test devono avere competenze nella diagnosi ecografica e nella diagnosi prenatale, devono essere in grado di fornire la consulenza pre-test e post-test, devono essere collegati con un servizio di genetica medica e con il laboratorio che effettua il test, che deve essere certificato, deve partecipare ai controlli di qualità nazionali ed internazionali ed essere dotato di personale con competenze specifiche nelle tecniche di NGS”.

9) I test non invasivi richiedono un’interazione tra le diverse figure professionali

L’interazione tra le figure professionali coinvolte nella diagnosi prenatale (in primo luogo tra i genetisti e gli ostetrici) è superiore a quella richiesta dai test genetici tradizionali. Accertatevi che il Centro presso cui fate il test offra questa multidisciplinarietà.

10) Una buona consulenza pre-natale non può durare meno di mezz’ora

La durata e la profondità della consulenza sono indicatori del fatto che il vostro bisogno sia preso in carico nel modo corretto.

Genetica in gravidanza prima e dopo il concepimento cosa è utile sapere

Sono molte e accattivanti le offerte commerciali che fanno leva sul desiderio di un figlio sano per vendere test genetici prenatali non invasivi. Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questi test? Quali altre possibilità ci sono prima e durante la gravidanza?

In questo articolo parliamo di

  • prestazioni di genetica medica tra offerta pubblica e privata a Milano
  • alterazioni e malattie genetiche più frequenti in Italia
  • che fare prima prima del concepimento. Consulenze e test genetici
  • che fare dopo il concepimento. Test di screening e diagnostici
  • nuovi test del DNA fetale: come funzionano, quanto costano, come usarli
  • il ruolo chiave di ginecologi e medici di base

Ci siamo rivolte alla dottoressa Edoarda Gavazzi, biologa genetista, e a Barbara Gentilin, medica genetista. Entrambe fanno parte del Centro Genetica e Gravidanza, un servizio avviato all’inizio del 2013 da un gruppo di professioniste formate alla clinica Mangiagalli di Milano: tre genetiste, una biologa, una psicologa clinica. L’obiettivo del Centro è di rispondere alle domande sempre più incalzanti delle coppie che non riescono ad orientarsi tra le mille offerte ed informazioni presenti in internet e propagandate dagli stessi ginecologi.

Quando rivolgersi all’ospedale

L’ospedale è predisposto per un intervento mirato su casi clinici specifici, individuati da medici specialistici anche diversi dal genetista per casi familiari. Alcuni esempi: la coppia che chiede una consulenza genetica perché la cugina ha la sindrome di down; quella che ha un parente stretto con ritardo mentale o una malattia neuromuscolare che con il tempo peggiora; consanguinei, coppie con precedenti di gravidanza problematica.

A Milano le strutture pubbliche o convenzionate che offrono una visita di genetica medica sono gli ospedali Mangiagalli, Buzzi, Niguarda, San Raffaele, Humanitas e Auxologico.

Genetica e gravidanza è l’unico centro privato di genetica medica presente in Lombardia, ed è significativo che sia nato sulla necessità di informare ed accompagnare le coppie nella diagnosi genetica e prenatale. Un terreno tanto promettente quanto insidioso.

Le malattie genetiche più frequenti in Italia

Alcune domande poste dalle coppie durante le visite in ospedale richiedono uno spazio e un’attenzione diversa da quella prevista per casi specifici. Ad esempio, sono le domande di una coppia che non registra precedenti familiari, ma che vuole sapere se i futuri figli corrono il rischio di incorrere in malattie genetiche frequenti in Italia.

Le malattie di origine genetica più ricorrenti in Italia sono:

  • anemia mediterranea (la frequenza del portatore sano è di 1 su 25)
  • fibrosi cistica (1 persona su 25 è portatrice sana)
  • atrofia muscolare spinale (1 persona su 50 è portatrice sana)

In tutti questi casi, se due portatori sani della stessa malattia si incontrano, la probabilità che la malattia si manifesti nel figlio è di 1 su 4 (25%)

  • la sindrome dell’X fragile: causa più frequente di ritardo mentale ereditario, maggiore nel maschio che nella femmina. Si trasmette per via materna e una donna su 250 è portatrice.

Il desiderio del figlio sano

“Lavorando in Mangiagalli abbiamo notato che sempre più persone che arrivano con un quesito specifico fanno poi richieste per più test perché gliene ha parlato la ginecologa, l’amica, o hanno letto su internet, oppure vogliono documentarsi su loro iniziativa. Arrivano anche richieste di informazione per consulenze genetiche preconcezionali, senza specifici quesiti. Questo vale per le coppie che non corrono rischi particolari, ma che in previsione di una gravidanza vorrebbero sapere quale stile di vita e di alimentazione adottare per prevenire i difetti congeniti, e quali indagini genetiche possono essere effettuate su di loro in epoca preconcezionale per abbassare i rischi genetici”, dice Gavazzi.

Il desiderio del figlio sano apre dunque a diverse possibilità di intervento. Una è quella fornita dai test genetici prima e durante la gravidanza. L’altra è quella degli stili di vita, ovvero gli interventi che riguardano i fattori di rischio cosiddetti “ambientali”. In entrambi i casi le informazioni sono spesso contrastanti e imprecise. Da qui l’importanza della consulenza preconcezionale.

Prima del concepimento

Colloquio preconcenzionale

Il colloquio preconcezionale offre consigli e accorgimenti da prendere quando si decide di avviare una gravidanza, quindi dal momento in cui la coppia smette di usare gli anticoncezionali.

A titolo esemplificativo indichiamo alcuni contenuti del colloquio:

  • anamnesi familiare. E’ importantissima per individuare un rischio di anomalia genetica, ma deve essere avviata prima del concepimento. Alcuni accertamenti genetici richiedono anche mesi. La raccolta accurata dell’anamnesi da parte del genetista, o comunque di un medico specialista, permette di fare il punto anche su informazioni cui la coppia non dà rilievo o, viceversa, al quale dà rilievo eccessivo.
  • salute della donna. Bisogna capire se la donna soffre di particolari patologie croniche, se e assume farmaci, e quali, se nella sua storia precedente ci sono casi di aborti spontanei
  • non farsi cogliere di sorpresa. E’ meglio conoscere prima i percorsi prenatali esistenti. “La gravidanza distorce un poco, crea uno stato emotivo che potrebbe influenzare la ricezione delle informazioni”, spiega Gavazzi
  • alimentazione e integratori. A titolo di esempio: l’acido folico riduce fino al 60% i rischi di difetto del tubo neurale, ma in poche sanno che va preso diversi mesi prima della gravidanza: a 9 settimane dal concepimento, epoca in cui in genere la donna si reca dal ginecologo per la prima visita ostetrica, il tubo neurale del feto si è già chiuso e l’acido folico non ha effetto
  • vaccinazioni. E’ importante che la donna, in previsione di una gravidanza, conosca il proprio stato immunologico nei confronti di rosolia e varicella, e che esegua, nel caso, la vaccinazione specifica. Rosolia e varicella contratte in gravidanza possono causare gravi danni al feto
  • fumo e alcol. Sono dannosi sia per la salute della donna che per quella del feto

Il colloquio preconcezionale è dunque rivolto a tutte le coppie e andrà a toccare i due livelli

  • i fattori di rischio genetico
  • i fattori di rischio ambientale, stili di vita, alimentazione

Ognuno di noi è portatore/portatrice sano/a di almeno 6 alterazioni genetiche

Le anomalie genetiche sono funzionali alla conservazione della specie umana. Nel nostro DNA abbiamo sicuramente informazioni genetiche alterate che rimangono “silenti”. Nell’immensa complessità delle interazioni fra l’individuo e l’ambiente, alcune di queste imperfezioni sono utili alla specie. Per chiarire, può essere utile l’esempio dell’anemia mediterranea: i portatori sani sono più resistenti alla malaria.

Il significato profondo del codice del DNA non è solo nelle singole lettere che lo compongono. “E’ l’insieme delle informazioni a dare un significato, e questo non siamo ancora in grado di comprenderlo in tutta la sua complessità”, sottolinea Gavazzi. Tecnicamente è possibile sequenziare l’intero genoma di un individuo, ma il significato preciso di molte sequenze all’interno del genoma umano continua a sfuggirci.

Che cosa “fanno” e a cosa servono i test genetici preconcezionali

Alla luce di questa complessità, va considerato che sono 30.000 i geni che compongono il DNA e 6.000 quelli a cui, per lo stato attuale delle conoscenze, colleghiamo una malattia genetica.

In assenza di persone affette da una condizione genetica nella propria famiglia, i test genetici che possono essere offerti alle coppie della popolazione generale , cioè quelle che non presentano particolari rischi genetici, ne prendono di mira solo alcuni, cioè quelli che riguardano le malattie più frequenti nella nostra popolazione.

A cosa servono dunque i test preconcezionali? Un uomo e una donna che intendono diventare genitori fanno un test genetico prima del concepimento per scoprire se ambedue siano portatori sani di una malattia genetica di quelle scandagliate dal test. Questo passaggio permette di individuare le coppie che gli specialisti definiscono “a rischio genetico aumentato”, le quali, nel caso di gravidanza, possono avvalersi, se lo desiderano, di un esame diagnostico specifico sul feto.

Dopo il concepimento

Testing prenatale non invasivo su sangue materno (NIPT)

Negli ultimi anni si sono diffusi sul mercato test genetici che promettono di rilevare alcune anomalie cromosomiche sul feto senza essere invasivi per il feto, cioè senza richiedere prelievo di liquido amniotico o di villi coriali. Attraverso un prelievo di sangue venoso della madre è possibile rilevare le più frequenti trisomie (21, 13 e 18). Questa metodica si basa sulla ricerca ed isolamento del DNA fetale di origine placentare circolante nel sangue materno, individuabile a partire dalla 10° settimana compiuta di gravidanza.

Attenzione! Questi sono test di screening e non diagnostici. Vediamo la differenza

Le metodiche non invasive di screening si basano su rilevazioni ecografiche e test biochimici. Tra queste, la translucenza nucale e il Bitest sono le più diffuse e conosciute. Queste tecniche consentono di individuare correttamente il rischio per la trisomia 13, 18 e 21 nell’85% dei casi, con un 5% di rischio di falsi postivi (cioè quando il test rileva una condizione che di fatto non esiste). Non danno informazioni su tutti gli altri cromosomi. Bitest e translucenza nucale sono in parte rimborsati dal SSN.

La villocentesi e l’amniocentesi sono invece test diagnostici e mediante l’analisi cromosomica tradizionale fotografano anomalie di numero e struttura di tutte le 23 coppie di cromosomi. Entrambe le metodiche consentono di raggiungere la massima affidabilità della diagnosi che è del 99%. Sono considerate invasive perché richiedono il prelievo di liquido amniotico o di villi coriali, comportando un rischio di perdita della gravidanza compreso tra lo 0.5 e l’1%.

I test di screening, compresi quelli di ultima generazione tanto sponsorizzati, non possono sostituire i test diagnostici, ma possono essere utili ad orientare la scelta di sottoporsi o meno a un test diagnostico.

Test genetici prenatali non invasivi di screening

Osserviamo più da vicino i test genetici di ultima generazione. Carichi di promesse, sono la novità di grido nel mercato della nascita. Abbiamo visto che non possono sostituire villocentesi e amniocentesi, ma che vanno ad aggiungersi a quelli già disponibili e parzialmente coperti dal sistema sanitario nazionali.

Questi test vantano un’attendibilità statistica del 99% per la trisomia 21, con tassi di falso positivo e negativo molto bassi compresi tra lo 0,1% e 0.5%. Rispetto alla diagnosi prenatale invasiva sono tuttavia presenti dei limiti legati all’identificazione solo di alcuni cromosomi.

I kit commerciali in uso non identificano, infatti, altre anomalie cromosomiche numeriche più rare di queste trisomie, come le trisomie parziali ovvero limitate ad alcuni segmenti del cromosoma 13, 18 o 21, e come i mosaicismi, ovvero la presenza di poche cellule con trisomia rispetto al totale. Inoltre non è possibile identificare altre anomalie cromosomiche numeriche diverse da quelle citate ma che sono più rare alla nascita. Altre rare anomalie non evidenziabili sono quelle legate ad alterazioni della struttura dei cromosomi. I risultati vengono espressi come alto rischio (99/100) o basso rischio (<1/10000). In caso di alto rischio è raccomandato un colloquio con il genetista per impostare il controllo mediante la diagnosi tradizionale (amniocentesi).

La validazione è per ora solo su una popolazione di età superiore ai 35 anni. E’ una tecnica approvata da società scientifiche internazionali, ma non ancora validata dall’agenzia di farmaco-vigilanza statunitense, l’FDA. Non c’è approvazione invece approvazione da parte dell’EMEA, l’Agenzia europea del farmaco, perché l’esame viene considerato test di screening e non diagnostico.

Sono 5 i kit in circolazione, che corrispondono ai cinque laboratori validati che eseguono i test. Tre di questi laboratori si trovano negli Stati Uniti, uno in Cina e uno in Germania.

I kit commerciali si differenziano per costi, per sensibilità (alcuni laboratori hanno attendibilità minore rispetto a certe trisomie) per epoca gestazionale di applicazione, per la tecnica molecolare utilizzata, e per tempistica nella restituzione del referto.

Il costo di questi test varia dai 650 e i 1300 euro e non è rimborsato dal sistema sanitario.

Test prenatale e consulenza genetica

La proposta di un test prenatale non invasivo non deve essere disgiunta da una consulenza gestita da un medico genetista, che valuta la storia familiare e i dati ecografici, definendo il livello di rischio fetale ma anche le aspettative della coppia, affinché possa intraprendere il percorso più indicato.

Chi chiede questo tipo di indagine ha bisogno di essere accompagnato sia nella comprensione dei risultati che dei limiti delle tecniche utilizzate, che dell’accurata analisi di ulteriori rischi aggiuntivi che possono emergere da una corretta valutazione anamnestica. Per questo è di fondamentale importanza effettuare un colloquio preliminare e successivo al test.

La consulenza genetica, ovvero la visita di genetica medica, è rimborsata dal SSN quando eseguita presso una struttura pubblica. Questo avviene nei casi in cui ci sia un’indicazione specifica alla consulenza, quella che si definisce “quesito diagnostico”. Senza indicazione specifica le coppie possono rivolgersi a centri privati.

Poiché la consulenza genetica non è prevista “di routine” per tutte le coppie che aspettano o desiderano una gravidanza, il ginecologo ha un ruolo chiave nella corretta gestione delle domande e delle ansie delle coppie.

Il ruolo di medici di base e ginecologi

Il ginecologo ha un ruolo chiave nella corretta gestione delle domande e delle ansie delle coppie.

Possiamo individuare due tipologie

  • il ginecologo / il medico professionista “illuminato”. E’ in grado di fare un’anamnesi di base e di individuare coppie “a rischio” da indirizzare ad una visita specialistica di genetica medica in ospedale. Saprà anche indirizzare la coppia ad una consulenza genetica preconcezionale nel caso in cui, in assenza di rischio evidente, avverta il bisogno da parte della coppia di informazioni ulteriori circa i test genetici disponibili, sia preconcezionali che prenatali, e la possibilità di ridurre il proprio rischio procreativo offerte dalla medicina
  • il ginecologo / il medico professionista “fai da te”. Ha contatti con laboratori che fanno da filtro o da collettori per i 5 kit di cui abbiamo già parlato e che si occupano anche della promozione commerciale, spesso direttamente negli studi ginecologi. Il risultato dei test può essere dubbio o difficilmente interpretabile dal ginecologo privato che, se non sa dove appoggiarsi, lo lascia spesso cadere.

 

Eleonora Cirant

Gruppo gravidanza e nascita – Verbale

Gruppo Gravidanza e Nascita – Bar camp del 20/03/2012 – Verbale

Partecipanti:

Melissa educatrice gruppo del progetto Con-tatto iniziale partecipazione come mamma ora osservatrice del gruppo

Barbara Valente incontro precedente per apertura ambulatorio adolescenti gravidanze precoci presso Ospedale Buzzi attualmente opera presso il Buzzi settore prevenzione oncologica

Gavazzi genetista clinica Mangiagalli, Genitori oggi, Consultorio di via commenda collaborazione Ced colloquio precocenzionale per ridurre gli esiti negativi della gravidanza

Annamaria Repossi assistente sociale coordinatrice Cemp

Caterina Fallanca Ced psicologa consulente

Luciana Barbarano medico ospedaliero eletta in zona 4 delega pari opportunità

Luciana Mai Naga Associazione di volontariato da 25 anni opera come accoglienza e spazio donne Centro di ascolto per le donne migranti in situazioni irregolari senza assistenza sanitaria, ascolto orientamento sensibilizzazione verso le donne servizio d’orientamento verso istituzioni territoriali per invio scambio di comunicazione e conoscenza nel tempo diminuiscono le richieste nella misura che i consultori si sono attrezzati per l’immigrazione con mediazione- servizio ginecologi malattie non seguiamo la gravidanza o intercettiamo IVG. Accompagnamento sa paolo san Carlo. Funzione di riferimento. Le scuole di italiano aiutano molto per informare e sono sensibili

Michela Dell’Amico giornalista free lance, mi sono occupata di questi temi

Babara Bentivoglio comunità accoglienza mamma e bambini stranieri servizio alla genitorialità come sostegno

Tutor —–Marzia Corso coordinatrice alla puericultura Galdos Ente della formazione con profili che si occupano della prima infanzia (puericultrici) Fase gravidanza a fase immediatamente successiva la parto. Bisogna forse focalizzare l’attenzione su un lasso di tempo ancora poco soddisfatto: nella fase di dimissione dall’ospedale, Che cosa succede ad una donna dopo l’uscita dall’ ospedale e dopo che si è concluso il sostengo ospedaliero?

Anna Maria Repossi come il percorso nascita/ gravidanza uniamo il percorso per quelle che sono le aspettative future per arrivare ad un momento conclusivo per capire le aspettative e i riscontri che noi raccogliamo attraverso queste conversazioni intorno ad un tavolo. Che cosa di diverso possiamo chiedere ai consultori. Quali sono le esperienze più significative? NON solo corso preparazione al parto gravidanza seguito dal punto di vista medico visita mensile medicale più supporto ostetrica, eco le tre classiche alcune ne richiedono di più. Il Consultorio non è attrezzato per il secondo livello ospedale. Primo livello nella normalità Difficile fare gruppi di donne in gravidanza anche se sono offerti. Non c’è bacino di utenza. Limitato. Differente l’esperienza di Con-tatto nato dalle considerazioni di un gruppo di mamme durante la gravidanza, formato il gruppo attivare il sostegno anche dopo è più facile; con il gruppo formato in rete il mantenimento della connessione è molto forte; in rete si passano davvero tutto: dal frullamento della carota al parlarsi, alla informazione pratica; le informazioni di scambio arrivano tramite scambio mail, c’è un indirizzo mail del progetto Con-tatto, attraverso questa e mail si può scambiare suggerimenti, informazioni, ecc ogni anno ci si rivede . Ogni anno ci si rincontra

Contenuto

Domanda Come avviene la promozione presso l’Ospedale Sacco? L’Ospedale Sacco ci da i locali, facciamo parte distretto Buzzi, c’è una rete di negozi di pre-maman, i Consultori di zona Passa parola distretto; (Rappresentante del Naga dice mi aspettavo materiale cartaceo, documenti, viene fatto vedere un libretto informativo).Ogni anno tre o quattro gruppi si attiva progetto. La richiesta delle mamme è molto alta; ogni gruppo è 15 mamme, alcune prima di accedere sono state messe in lista di attesa, per poter offrire un lavoro approfondito il gruppo non supera le 15 presenze. Sono in tutto dieci incontri

Domanda: E’ mai accaduto che arrivassero donne con forti difficoltà psichiche? Problemi psichiatrici mai arrivati. Solo alcune segnalazioni di fragilità o border line. I contesti di possibile difficoltà psichica temporanea vengono affrontati in ottica di Prevenzione e non in chiave psicoterapeutica per togliere l’etichetta di malattia

Una ginecologa sottolinea che il periodo in cui occorre tenere gli occhi ben aperti sono i trenta 40 giorni dopo il parto per “blues” dovuto ad esclusione dall’ambito lavorativo

Anna Maria Repossi e Melissa: Domande mirate, dorme come è l’umore, ha ripreso

l’attività sessuale, livello d’ansia come è? Verifica se è un livello incontenibile, queste domande sono state considerante dalle ginecologhe presenti quelle che normalmente si pongono in una prima verifica, nelle visite dopo il parto

Tirocinante/Melissa

Quando hanno partorito tutte si incontrano altre tre volte

Annamaria Repossi si riesce ad intervenire cambiando l’idea della donna che diventa madre biologicamente per natura. Allattamento negli ospedali a sostegno della salute mentale della madre

D. di Marina Centro Problemi Donna C’è ancora qualcuno/a che pensa al parto fatto in casa? Non è un tema all’ordine del giorno oggi è importante partorire in un posto sicuro, avere la garanzia più ampia possibile dal punto di vista della salute e della speranza di vita

Le tematiche che si affrontano al Naga sono maggiormente sul fronte della prevenzione

Che tipo di rimando avete, dipende dal contesto e dalla provenienza culturale. Sono a volte donne che non hanno il permesso di soggiorno, non è certo che possano ripassare. Viene fornita loro una informazione, un decalogo in senso preventivo per sapere che cosa fare; donne con difficoltà ricorrono alla richiesta di interruzione come prevenzione ma ci sono anche richieste di “nexplanon” dopo IVG: Noi informiamo non consigliamo il metodo. Non c’è una risposta tempestiva di ritorno. Al Naga ci sono sei ginecologi. Le donne ne dopo IVG o parto non ritornano, si opera sulla emergenza risolto il problema non si sente la necessità di un ritorno anche se noi con il loro consenso facciamo una telefonata di richiamo ma non con grande successo. Nord Africa più sulla gravidanza , latino americane più su interruzione; le donne dell’ Est frequentano il poliambulatorio

Per entrambi i motivi e anche per prevenzione( problematiche miste) .

Caterina Fallanca Ced Chiede il motivo della costante emergenza; Naga temono la segnalazione molte di loro sono non regolari timore di esporsi

Cecilia Perez la richiesta di impianto si è allargata alle donne italiane. Per le latino americane spaventa l’assenza prolungata del mestruo e spotting

Ginecologa: Una illustrazione dei metodi contraccettivi, far comprendere lunga durata tre anni spotting piuttosto pronunciato come pillola progestinica- può aiutare la comprensione anche far riflettere che è un metodo meno invasivo anche la spirale “Sirena” con rilascio progestinico può rilasciare spotting. Importante fornire formazioni per una scelta consapevole

Genetista in termini di prevenzione occorre costruire una cultura per essere consapevoli di che cosa si deve fare prima di una gravidanza recupero rischio genetico domande banali consulenza pre concezionale. Rischio aumentato prevenibili modificabili al momento del concepimento ottava settimana tutto ciò che fa bene alla loro salute (delle mamme) fa bene al loro bambino, porta alla riduzione del rischio

Anche con gli adolescenti suggerisce Annamaria Cemp può essere interessante informare dei rischi genetici, raggiungere operatori per parlare precocemente sono importanti colloqui collettivi con le donne. Si segnala il Servizio di genetica medica alla Mangiagalli e il colloqui informativi presso il il Consultorio CED.

[Photo credits: “Maternità”, Lola Fischer]

Gravidanza e parto

I consultori privati laici offrono tutti i servizi necessari per accogliere oppure per interrompere una gravidanza, nel rispetto delle leggi vigenti.

La donna che intende proseguire la gravidanza ha accesso alle visite ostetrico-ginecologiche, alla diagnosi prenatale, ai corsi di preparazione alla nascita e alla riabilitazione uro-ginecologica post-partum (vai alla pagina dei servizi).

Nella fase post partum e nei primi mesi di vita del bambino, le mamme possono frequentare gruppi di auto-mutuo aiuto.

C’è spazio anche per i papà, grazie al progetto Crescere padri.

Nel caso la donna scelga di interrompere la gravidanza, riceverà ascolto, assistenza medica e, ove lo richieda, assistenza psicologica. Si offre consulenza per l’aborto nel primo trimestre, per l’aborto nel secondo trimestre (terapeutico) e alle minorenni (vedi servizi).