In questo post Pietro Puzzi, ginecologo, commenta la recente relazione sui dati CeDAP (Certificato assistenza al parto) 2010, Rapporto Cedap dati 2010 (PDF 1.00 Mb) ed illustra alcuni dati che sembrano più interessanti per chi vorrebbe ridurre la medicalizzazione del parto.

Totale nati in Italia nel 2010: 554.428
Punti nascita: 531
Parti a domicilio: 0,04% (in 7 regioni)   In altro luogo: 0,02% (in 6 regioni)

In un mio messaggio recente ho commesso l’errore di scrivere che i parti a casa erano il 4 per mille. In realtà sono 4 per 10 mila! Che significa in altro luogo? I parti a domicilio sono tutti conteggiati?

Tagli cesarei 37,5%   ;   Tagli cesarei di elezione 24,5%

Non credo che i Tagli cesarei urgenti siano tutti necessari. Comunque andrebbe ridotta di molto la parte dei Tagli cesarei di elezione.

Tagli cesarei nel pubblico nelle 5 classi per il numero dei parti annuo
<500 parti: 43,7%  ; fra 500 e 799: 36,5%  ; 800-999: 35,2% ;  1000-2499 33,5% ;  >2500: 33,2%

L’argomento percentuale dei tagli cesarei nei piccoli ospedali è stato usato per la chiusura di queste maternità. Nel 2010 il 7% dei parti avveniva nei centri con meno di 500 parti, ma ora sono certamente diminuiti in molte regioni.

Ma i parti che avvengono nelle medie e grosse strutture sono comunque a rischio di eccesso di tagli cesarei e sono molti di più. Bisognerebbe cominciare ad operare su queste strutture creando spazi demedicalizzati, con gestione ostetrica. La soppressione di maternità medio piccole rischia di sguarnire i territori più disagiati, costringendo le persone a partorire in città. Una programmazione sensata dovrebbe favorire una razionale distribuzione degli ospedali ben organizzati sui territori in città ed il provincia. La competizione fra ospedali non ha senso. Forse andrebbe messo un limite di parti anche verso l’alto per evitare le fabbriche dei bambini.

Tagli cesarei parti pubblico/privato:
pubblico 34,6  ;  privato convenzionato 58,3  ;  privato non convenzionato: 73,7

Questo dato non è stato valorizzato. Non interessa solo il Sud, ma anche situazioni dove il privato convenzionato è stato favorito negli ultimi anni (Lombardia).

Professionisti presenti
Ginecologo: 88,49  ;  Anestesista: 44,95  ;  Pediatra/neonatologo: 68,27  ;  Ostetrica: 95,20

Troppi medici? Andrebbe forse specificato meglio chi era effettivamente presente. Non è la stessa cosa se sono rapidamente disponibili o se sono fisicamente presenti. L’ostetrica è messa all’ultimo posto?!

Tagli cesarei e cittadinanza
Italiane: 39,5  Straniere: 28,8

Questo dato è interessante, ma ambiguo. Le donne straniere sono meno medicalizzate? Hanno gravidanze meno a rischio? meno preziose? Sono maggiormente seguite nei consultori, meno dai ginecologi privati.

Travaglio indotto: 19,7% sui travagli spontanei.

Per lunghi anni del mio lavoro non ho avuto a disposizione le prostaglandine ed era un problema. Ma la percentuale raggiunta è preoccupante e significativa. Alcuni tagli cesarei vengono fatti proprio per mancata induzione e spesso l’induzione è l’inizio di una cascata di interventi.

Persona che accompagna al parto vaginale
padre 90,20  ;  altro familiare 8,64  ;  persona di fiducia 1,16

Le doule e le ostetriche accompagnatrici fanno parte del 1,16%? I padri presenti sono veramente così tanti?

VBAC (Parto vaginale dopo un parto cesareo)
pubblico: 11,6  privato accreditato 6,6   privato non convenzionato 7,2   migliore: Prov autonoma di Bolzano 38,9
Ipotesi di richieste:
  • Offerta pubblica di parto a domicilio e/o casa di maternità al 5% delle donne.
  • Rimborso alle ostetriche LP delle spese per il parto a domicilio tanto quanto quello in ospedale
  • Riorganizzazione dei centri nascita in 2 livelli: 600-999 e 1000-2000 in base a criteri organizzativi, geografici e di complessità crescente (TIN). La riorganizzazione delle maternità, con eventuali chiusure, non deve essere basata sui numeri attuali, falsati da una manipolata concorrenza.
  • Nelle maternità più grandi devono essere disposti spazi per la fisiologia.
  • Vincolare le ristrutturazioni degli ospedali alla disponibilità per ogni partoriente di spazio unico (camera) per travaglio-parto-puerperio con libertà di posizioni e uso dell’acqua.
  • Dotazione adeguata di ostetriche.
  • Obiettivo VBAC 40%
  • Obiettivo Episiotomia non più del 10%

Pietro Puzzi, ginecologo, attivista rete Libere di scegliere

Crediti immagine: www.flickr.com/photos/alma81/7420547746/
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