Una tappa evolutiva nella costruzione dell’identità. Ma anche profondi mutamenti dei corpi che portano a perdita di riferimenti, a interrogativi sulla propria identità. Nella complessità della società contemporanea, il ruolo dei genitori è fondamentale nell’aiutare a sviluppare e coniugare la dimensione del piacere con quella relazionale ed emozionale.

Accade che un giorno il corpo inizia a trasformarsi, non più solo in altezza, ma aumenta la muscolatura, crescono i peli sul pube, sotto le ascelle, i genitali si ingrossano, cambiano colore, iniziano le mestruazioni, il pene diventa rigido e fuoriesce lo sperma, spunta quella cosa sul collo che chiamano “pomo d’Adamo”, cambia il timbro della voce, gli odori sono più intensi, i tratti del viso più pronunciati e contornati dai brufoli. Come non sentirsi spaventati da un corpo così “fuori controllo”?

Gli adolescenti sono abbastanza informati rispetto alle modificazioni del proprio corpo grazie all’utilizzo di internet e dei social network, possono aver ricevuto spiegazioni dai genitori o ne hanno parlato a scuola con l’insegnante di scienze; preparati a livello “teorico”, disorientati sul versante “emotivo/affettivo”, perché al contempo questo “nuovo corpo” suscita curiosità, provoca sensazioni nuove, vuole essere scoperto, osservato, ascoltato. La rivelazione della propria sessualità avviene in solitudine; per i maschi esplorare il proprio corpo è più facile, toccare il pene non è una novità, lo fanno sin da bambini quando imparano a fare pipì da soli. Sorprende come diventa pieno, rigido ed eretto; la masturbazione viene sperimentata con piacere, vissuta come un modo per conoscersi, sono solitamente meno imbarazzati a parlarne con gli amici, non temono il giudizio. Le femmine hanno più pudore e considerano toccare il proprio corpo come qualcosa che “non va fatto, non è giusto”, spesso negano le sensazioni che provano, le evitano perché tutto l’apparato genitale femminile è considerato come un luogo “sacro” che va protetto, anche da sé stesse; chi invece asseconda il desiderio di sapere, di comprendere com’è fatta spesso non lo confida alle amiche, per il timore di essere l’unica a fare certe cose.

Sia i maschi sia le femmine esprimono intensamente stati emotivi contrapposti ed i cambiamenti che avvengono nel fisico possono generare ansie, insicurezze, vergogna, caduta di autostima; inoltre possono essere in difficoltà a rinunciare all’immagine di sé bambino ed accettare che il proprio corpo sessuato potrà essere oggetto delle attenzioni degli altri e suscitare desiderio. Attraverso gli altri, i coetanei, il gruppo dei pari, l’adolescente ha riscontro dell’effetto del suo corpo: gradevole, sgradevole, seducente, non desiderabile. Si sviluppano nuovi interessi sentimentali, è il periodo dei primi approcci, delle cotte, dell’attrazione per il corpo dell’altro/altra e l’adolescente può sentire di essere pronto a vivere la sua “prima volta”. La maggior parte dei maschi è convinta di dover perdere la verginità, concetto secondo il quale alla prima esperienza sessuale associano la rottura del filetto del prepuzio, entro i 18 anni altrimenti “sei considerato uno sfigato”; le femmine hanno invece un interesse per il sesso collegato al ragazzo giusto al momento giusto e immaginano che avverrà la rottura dell’imene con perdita di sangue. I/le ragazzi/e sono poco consapevoli/e che quel momento così tanto atteso, immaginato, fantasticato, nella maggior parte dei casi sarà un “flop”, per l’ansia da prestazione vissuta da parte di entrambi, per una mancanza di conoscenza del corpo dell’altro e di come quel corpo ama ricevere piacere, per una incapacità di utilizzare i metodi contraccettivi, in primis a mettere il preservativo sul pene (che deve essere in erezione!), per il timore di essere scoperti da genitori, fratelli se in casa, o estranei se in luoghi improvvisati. Chi ripensando alla sua prima volta può sostenere di averla vissuta “alla grande”? Pochi, forse nessuno.

Può accadere che le prime esperienze sessuali siano di tipo omosessuale per superare le insicurezze rispetto all’approcciarsi con l’altro sesso, per migliorare le proprie abilità e conoscenze, per una familiarità con un corpo simile al proprio, o semplicemente per curiosità, desiderio di sperimentarsi in più relazioni. Alcuni adolescenti trovano invece conferma del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere e sentono di essere pronti a fare “coming
out”. Inizialmente possono provare spavento, disorientamento, per sentirsi attratti da qualcuno del proprio sesso e rifiutare di credere di poterlo anche solo pensare, non è accettato come possibile, perché i pregiudizi della società circa l’omosessualità fanno paura, prevedono di non essere compresi, di deludere i propri genitori, gli amici, i conoscenti.

Parlare di sessualità con i figli è difficile, lo è sempre stato, anche per chi l’adolescenza l’ha superata da un pezzo ed ora è diventato l’adulto di riferimento di un adolescente con il quale vorrebbe confrontarsi ma non sempre è possibile. I ragazzi, d’altra parte, provano imbarazzo, pudore, timore del giudizio, temono di non essere compresi, sminuiti rispetto quel che provano (“Ti passerà!”), e se un genitore prende l’iniziativa provano una mancanza di sintonia nella scelta del momento e lo vivono come un “interrogatorio”. Inoltre vedono i loro genitori “asessuati”, credono  non abbiano rapporti sessuali, inammissibile, l’ultimo risale al momento del loro concepimento. Gli adulti spesso faticano ad affrontare l’argomento per non apparire invadenti, controllanti, per una mancanza di conoscenze, e non ultimo, perché non sempre pronti ad accettare che il proprio figlio/a possa avere un interesse sessuale. E preferiscono delegare.

Ma alla fine, come può intervenire un genitore? Meglio forse non parlarne? tanto sanno già tutto…
Probabilmente è vero, sanno molto ma spesso lo sanno in maniera distorta. La pubblicità, i media, la cultura dominante inviano per lo più  messaggi di ruoli stereotipati, di sopraffazione, o edulcorati e banalizzati, imponendo modelli che poco hanno a che fare con l’affettività, la conoscenza del  desiderio, il sano senso del piacere, la relazione con l’altro.
Trasmettere fin dall’infanzia l’importanza del rispetto per sé stessi e gli altri, qualsiasi sia l’orientamento sessuale, riconoscere la bellezza e la complessità del proprio corpo, avere la libertà di scegliere, non subire condizionamenti, pressioni, ricatti.
Essere consapevoli che la sessualità non significa solo “rapporto penetrativo”, ma è un insieme di sensazioni, emozioni, comportamenti, gesti che fanno stare bene. Se in famiglia il sesso viene considerato parte integrante della vita stessa della persona allora anche per i figli sarà più facile sviluppare una vita sessuale positiva.
Importante è anche aiutarli ad affrontare le tematiche dei metodi contraccettivi, malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze inattese, per crescere ed essere responsabili delle proprie scelte.
Non sottovalutiamo il ruolo del web ed i social network, parte integrante delle nuove generazioni. È importante fare comprendere che certi modelli di sessualità come la pornografia, l’invio di immagini proprie o di altri in atteggiamenti provocanti o esplicitamente sessuali (fenomeno del sexting) sono manifestazioni  estreme del proprio corpo, prive di un coinvolgimento emotivo reale e con il rischio di una distorsione della sessualità se scelti come unica modalità per provare desiderio e piacere.

Gli adulti che riconoscono di essere poco informati o si sentono inadeguati rispetto l’argomento, possono ricorrere all’aiuto di libri; attualmente esistono in commercio testi informativi/conoscitivi molto chiari e ben differenziati a seconda della fascia di età. Accompagnare il figlio/a in biblioteca o libreria per farsi consigliare, trovare materiale da consultare, visionare personalmente, scegliendo quello più facilmente comprensibile da entrambi, può essere anche un’occasione per condividere un momento insieme. Inoltre, i consultori familiari rappresentano da sempre un punto di riferimento. È possibile recarsi da soli o con il proprio figlio/a per una consulenza con l’ostetrica, ginecologa, andrologo, psicologa; spesso vengono proposte serate per i genitori/adulti di riferimento durante le quali è possibile confrontarsi, condividere esperienze e trovare spunti utili per affrontare la propria realtà familiare e sapere cogliere la sessualità dei figli come un processo evolutivo dell’adolescenza.

Dott.ssa Michela Bolis 
Psicologa e Psicoterapeuta
Collabora con AIED-Consultorio Familiare Zona 3 a Milano