Integratori alimentari in gravidanza, sono necessari sempre e comunque? In questa scheda vi spieghiamo perché una dieta completa ed equilibrata è da preferire all’assunzione di vitamine ed oligoelementi, che vanno somministrati dal medico solo su casi ed esigenze specifiche da valutare attentamente. Anche perché gli effetti collaterali non mancano, sia durante che dopo il parto.

Appena inizia la gravidanza, spesso si parte con la prescrizione dell’acido folico 400 mg – che andrebbe iniziato prima della gravidanza per prevenire l’insorgenza della spina bifida – della vitamina B12, del ferro, del fluoro e a volte di complessi multivitaminici. C’è l’idea che più vitamine si prendono, meglio è. Troppo di frequente, invece, non si spiega perché vengano somministrate e soprattutto quali siano gli effetti collaterali dell’assunzione prolungata degli integratori alimentari.

MEGLIO UNA DIETA CORRETTA

Un’alimentazione varia ed equilibrata durante la gravidanza garantisce l’apporto di tutte le sostanze necessarie per la mamma e per il/la nascituro/a. La dieta corretta prevede:

  • cereali (riso, pasta, farro, orzo, ecc) meglio se integrali
  • legumi
  • verdura e frutta di stagione
  • semi vari (lino, zucca, girasole, mandorle, pinoli)
  • proteine animali in quantità ridotta e soprattutto di origine diversificata (carne di coniglio, pollo, manzo, pesce, latticini di capra e di mucca)

ISOLARE L’ELEMENTO PROVOCA LA PERDITA DELL’ENERGIA VITALE

Le vitamine e gli oligoelementi presenti nei cibi sono disponibili naturalmente nella concentrazione corretta per la loro assimilazione. Dunque sono assorbiti dall’organismo in modo più rapido ed efficace rispetto ai prodotti artificiali. Se, invece dell’alimento intero, introduciamo attraversi gli integratori i componenti scissi e separati, otteniamo l’aumento forzato del singolo elemento e la conseguente alterazione di altri elementi presenti nell’organismo. La frammentazione di un elemento provoca inoltre la perdita dell’energia vitale dell’alimento nel suo complesso, rimane qualcosa di “morto” che non ci nutre in profondità.

NO ALL’USO INDISCRIMINATO DI VITAMINE

Ogni alimento ha una sua energia in relazione al luogo di crescita, alla stagione in cui matura, alla sua forma, al suo colore, al fatto che si sviluppi sottoterra o verso l’alto, ed inoltre comprende al suo interno una varietà di nutrienti con delle loro precise proporzioni e rapporti.
Anche nel nostro organismo esistono rapporti tra sostanze. Se, ad esempio, somministriamo la sola vitamina A, indurremo nell’organismo la necessità di tutti gli altri elementi che in genere la accompagnano. L’uso indiscriminato di vitamine, inoltre,è da evitare perché abituare l’organismo a un quantitativo eccessivo ne indebolisce la sua capacità di assimilazione in situazioni di normalità.
E in gravidanza? Assumere troppe vitamine può compromettere il delicato equilibrio esistente fra di esse con il rischio di creare gravi stati di disvitamitosi (1).

IL CORPO RIFIUTA QUELLO CHE NON SERVE 

Il corpo cerca di eliminare le sostanze in eccesso, attraverso vie di scarico che in genere sono a livello intestinale, renale o cutaneo. Nella pratica clinica osserviamo sempre di più bambini con dermatiti fin dai primi giorni di vita. La causa è complessa, ma a volte una semplice attenzione alla dieta della madre che allatta e la sospensione del complesso vitaminico che sta assumendo comporta un miglioramento notevole della pelle del bambino.

INTEGRATORI: SOLO RARAMENTE SONO NECESSARI

A volte, durante la gravidanza, alcune madri possono non assorbire tutto quello di cui hanno bisogno. Ma  questa evenienza è piuttosto rara, se si segue una sana alimentazione, e va individualizzata e aiutata di conseguenza.

Tratteremo qui alcune delle sostanze che vengono più frequentemente prescritte in gravidanza: magnesio, ferro, fluoro e acido folico.

MAGNESIO 

È un oligoelemento che va molto “di moda” e che anche in gravidanza è considerato una panacea per tutti gli stati di tensione psicofisica: dall’ipercontrattilità uterina all’insonnia, all’irritabilità. Il bisogno di magnesio aumenta quando l’alimentazione è ricca di carboidrati, in caso di infezioni, in inverno e in gravidanza. La mancanza di magnesio può essere espressa da sintomi quali crampi agli arti inferiori, ansia a volte con impressione di morte imminente o attacchi di panico, ipersensibilità, iperattività, insonnia, affaticamento, movimenti involontari degli occhi, della lingua e dei muscoli in genere, palpitazioni, extrasistole, aritmia, sindrome di Raynaud, ipertrofia prostatica, enuresi notturna, calcoli renali, nausea e vomito. Ci possono essere anche dei sintomi da eccesso fra cui possiamo ricordare sete, vampate di calore, debolezza muscolare, pressione bassa del sangue, confusione, perdita dei riflessi, depressione, diminuzione del respiro.

  • Rischi del sovradosaggio del magnesio

Possiamo ipotizzare che dato in “sovradosaggio” in una donna in gravidanza possa provocare (come la vasosupprina che fortunatamente ora viene meno usata) una decontrazione anche delle pareti uterine che perdono quindi la capacità di massaggiare il bambino. Non viene perciò stimolata la sua percezione cutanea con perdita di quell’azione che, oltre a essere utile per il suo sistema immunitario, svolge una funzione contenitiva così importante per la vita extrauterina. Possono diventare bambini che richiedono, alla nascita, quello che non hanno avuto durante il periodo intrauterino, hanno bisogno di essere tenuti molto in braccio giorno e notte per recuperare lo stimolo perso.

  • Dove si trova

La donna incinta necessita giornalmente di un apporto di magnesio di 450 mg il dì, circa 100 mg in più rispetto al fabbisogno usuale. È un oligoelemento che si trova nei semi di girasole, nei fagioli di soia, nei semi in genere soprattutto nelle mandorle, nel pesce, nelle farine e nel riso integrale, nei frutti di mare, nei legumi, nei vegetali a foglia verde e nel cioccolato.

Diete ricche di calcio possono inibirne l’assunzione, come pure la presenza di vitamina D o un uso eccessivo di alcoolici, dolci, grassi saturi e latte. Nel diabete, nelle malattie renali o cardiache, nell’uso prolungato di antibiotici, della pillola e di diuretici, si può avere una sua carenza. Una dieta ricca di latticini e povera di prodotti integrali può portare a un deficit nell’assorbimento di magnesio e un aumento di calcio nei tessuti.

Un rischio che non ne venga assunto a sufficienza con l’alimentazione è legato alla consumazione di vegetali coltivati in terreni che non vengono ruotati e dove si usano pesticidi e diserbanti, che lo riducono. Per recuperare questo elemento bisogna stare attenti alla provenienza del cibo e usare prodotti preferibilmente integrali cosa del resto consigliata anche per altri motivi in gravidanza (vedi diabete gestazionale).

FERRO

È molto prescritto soprattutto nell’ultimo periodo della gravidanza quando fisiologicamente la donna si anemizza per prepararsi al parto. Le anemie legate a una carenza di ferro sono visibili da un valore basso del volume e nel numero dei globuli rossi che si ricava con l’emocromo richiesto fra gli esami del sangue durante l’epoca gestazionale. Il volume troppo grande dei globuli rossi significa invece insufficienza di vitamina B12 o acido folico.
Attenzione! Bisogna tenere presente che con l’avanzare della gravidanza si possono comunque avere valori inferiori di emoglobina, ma senza variazione del volume globulare. Infatti il sangue materno aumenta la propria massa senza variare il proprio contenuto, per potersi distribuire sui due circoli; questa “anemia” ha la funzione di prevenire la trombosi; un sangue troppo denso, in situazioni di stress acuto come si ha nel parto, può infatti andare incontro alla formazione di piccoli coaguli.

  • Rischi di sovradosaggio del ferro

Dare quindi troppo ferro quando non serve può essere pericoloso. Può infattiforzare la formazione di globuli rossi nel sangue e aumentare, così, il rischio di trombosi, depositarsi nei tessuti muscolari e quindi anche nell’utero, rendendolo più rigido e meno elastico durante il parto. In questo caso si una situazione opposta a quando si somministra troppo magnesio, quando cioè si rischia di trovarsicon una atonia uterina con difficoltà contrattile e contrazioni poco efficaci. Nel caso del ferro, invece, l’utero può diventare una corazza, la dilatazione avviene con fatica e con una maggiore sensazione di costrizione e rigidità sul bambino. Uteri molto contratti possono addirittura non dilatarsi e portare all’induzione o al parto cesareo.

  • Dove si trova

Il ferro è una sostanza presente in natura in molti alimenti: lenticchie, frutta rossa (ciliegie, fragole), verdure a foglia verde, prezzemolo, barbabietole rosse, tuorlo, carne, frutti di mare, sardine, cereali integrali, frutta secca come uvette, pesche e albicocche. L’assorbimento è diminuito con l’assunzione di tè, caffé, derivati della soia, nel corso di alcune terapie con antiacidi o tetracicline.L’associazione con acido ascorbico ne migliora l’assorbimento, quindi ok al limone spremuto sugli spinaci e sulla bistecca.

FLUORO 

Il ruolo del fluoro nella prevenzione della carie è conosciuto da una ventina d’anni. Per questo c’è stato un periodo in cui veniva assunto giornalmente dai bambini e dalle donne durante la gravidanza per prevenirne l’insorgenza. Ancora oggi alcuni ginecologicontinuano a somministrarlo, malgrado molti studi abbiano dimostratola dannosità di questa sostanza.

  • Rischi di sovradosaggio del fluoro

Il fluoro si trova in tutti i prodotti per l’igiene dentale, alle acque. Se dato per bocca come integratore può portare a un sovradosaggio (fluorosi), con discolorazione dei denti sotto forma di macchie, soprattutto degli incisivi superiori, alterazioni delle ossa, calcificazione del tessuto muscolare e dei legamenti spinali. Infatti l’eccesso di fluoro aumenta l’assorbimento e il deposito del calcio sotto forma di composti, con una resistenza minore alla frattura rispetto a quello che avviene in una situazione di normale calcificazione. Inoltre alcuni autori hanno riportato un effetto mutageno del fluoro con un aumento del tumore all’utero.

Per finire esiste un legame fra uso del fluoro e comparsa del gozzo in quanto il fluoro può depositarsi a livello della tiroide e interferire con il funzionamento ghiandolare. Alcuni studi poi hanno messo in evidenza la comparsa dei deficit di attenzione nei bambini con il periodo in cui in America hanno iniziato a aggiungere fluoro nelle acque.

  • Dove si trova

È presente in piccole tracce nelle ossa, nei denti, nella tiroide e nella pelle. A livello naturale si trova in alcuni cibi: tè, cereali, pelle del pollo, reni, alcuni pesci. Circa il 70-80% del fluoro è contenuto nelle ossa e nei denti.

È necessario all’organismo in piccoli quantitativi e può essere, per la sua natura chimica, particolarmente tossico se vengono superate anche di poco le concentrazioni utili. Tra l’altro negli anni 50 è stata messa in relazione la fluorurazione delle acque con l’aumento di bambini affetti da sindrome di Down.

ACIDO FOLICO

In questi ultimi anni si somministra l’acido folico 400 mg prima del concepimento e nei primi tre mesi successivi (alcuni ginecologi la consigliano fino alla fine dell’allattamento) perché alcuni alcuni studi hanno riportato una diminuzione di malformazioni genetiche in donne che avevano assunto in gravidanza dosi maggiori di acido folico. Ci può essere un suo ridotto assorbimento in caso di disturbi gastrici, morbo celiaco, malassorbimento intestinale, o per l’assunzione di farmaci chemioterapici, anticonvulsivanti o contraccettivi orali.

  • Rischi di sovradosaggio dell’acido folico

Non sono stati registrati a oggi effetti collaterali anche se alcune donne hanno riferito alcuni disturbi quali diarrea, insonnia, incubi e pruriti generalizzati. Per la mancanza di reazioni avverse riconosciute, in alcuni paesi hanno pensato di “fortificare” i cibi con questa sostanza in modo da coprire l’intera popolazione femminile fertile senza considerare quale impatto può avere sull’organismo in generale l’uso di una sostanza di sintesi in concentrazioni.

  • Dove si trova

Si trova negli ortaggi e nelle verdure a foglie verdi, quindi è una sostanza molto diffusa nel mondo vegetale. Ma si trova anche nel fegato, nei fagioli, nel germe di grano, nel lievito, nel tuorlo, nelle barbabietole, nel succo d’arancia e nel pane integrale.

È una sostanza instabile che quindi si deteriora facilmente. Il 70% dell’acido folico può perdersi nelle verdure fresche lasciate a temperatura ambiente nell’arco di tre giorni, o nell’acqua di cottura o per esposizione al calore.

Nonostante questo, il normale fabbisogno di acido folico (0.2 milligrammi) viene coperto da una alimentazione normale. La sua funzione è correlata a quella della vitamina B12, è coinvolto nel metabolismo degli aminoacidi e nella sintesi degli acidi nucleici, nonché nella formazione dei globuli rossi e di alcuni costituenti del sistema nervoso. Una sua carenza può portare a una difettosa sintesi di DNA nelle cellule che si dividono con disparità fra citoplasma (normale) e nucleo delle cellule (alterato).
Tipico di questa situazione è la comparsa di anemia megaloblastica caratterizzata da globuli rossi di volume aumentato che vanno incontro a una maggiore distruzione per la loro fragilità.

DHA

Gli acidi grassi essenziali sono molto importanti sia per la madre che per la crescita e lo sviluppo del sistema nervoso centrale del neonato e servono, in particolare, alle strutture cerebrali e retiniche. Non sono prodotti autonomamente dall’organismo e vanno introdotti con la dieta; tra questi, gli acidi grassi monoinsaturi e gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena, in particolare della serie Omega-3, tra cui il più il più importante è il DHA presente nel pesce, soprattutto quello “azzurro”.

IODIO

È un costituente degli ormoni tiroidei ed interviene nella formazione, nella crescita e nello sviluppo di vari organi (cruciale è il ruolo svolto nella maturazione del cervello) e apparati, oltre che nel metabolismo glucidico, lipidico e proteico. Una sua carenza potrebbe causare ipotiroidismo, cretinismo e neonati piccoli per età gestazionale.

  • Effetti collaterali dello iodio in gravidanza

Non sono conosciuti effetti collaterali

  • Dove si trova

Si trova  principalmente nel pesce. Inoltre, una buona regola è sostituire il normale sale da cucina con il tipo iodato.

 

Scheda a cura di Daniela Fantini, ginecologa del Cemp