Come si è modificato il nostro rapporto con il cibo, le diete, la percezione del benessere e il concetto di salute? Marini Niola, studioso  dei  simboli, riti e miti della gastronomia contemporanea, in Homus Dieteticus (Il Mulino, 2015), indaga il nostro rapporto con i regimi alimentari e il cibo in generale.

Il saggio è un viaggio nelle diete che contribuiscono a creare pratiche salutistiche ma anche morali che riguardano la salute del corpo e dell’anima, trasformandosi in precetti religiosi. Dove il cibo abdica alla sua funzione di prevenzione, nutrizione per diventare un pensiero ossessivo (cibomania), si trasforma in un arma contro il corpo, contro quei nemici che attentano alla sua perfezione immunitaria. Vengono valorizzate abitudini e comportamenti alimentari che espellono dalla tavola la dimensione della convivialità, dello scambio e il piacere del gusto.

Dieta non è semplicemente un modo di mangiare ma piuttosto uno stile di vita.

In generale con dieta si definisce una regola di condotta che ha necessariamente a oggetto il cibo ma che serve a sviluppare uno stile di vita. Un concetto ben diverso  struttura la nostra idea di dieta. Essa è esclusivamente  focalizzata sul controllo quantitativo delle calorie, del peso delle misure.

Homus Dieteticus è un breve saggio dove i regimi alimentari, ciascuno identificato nelle sue passioni e credo, vengono descritti attraverso le opportunità e le contraddizioni, ponendo attenzione sui rischi di un’adesione ideologica.

Nessun regime alimentare è migliore di un altro essendo rappresentativo di uno stile di vita, di una prassi alimentare equilibrata che riguarda la salute. Ma in  questi tempi incerti  il cibo nel suo doppio legame simbolico e normativo sta diventando una certezza, un atto di identificazione che può  indurre le persone a focalizzati  esclusivamente su una alimentazione fondata sulla sottrazione progressiva degli alimenti. Educare al cibo significa anche educare al gusto, al sano piacere di mangiare.

L’ortoressia (orthos in greco significa (giusto) orexis (appetito) è l’ossessione  di mangiare corretto, ortodosso per evitare cibi che fanno male.  I soggetti ortoressici  temono che il cibo nasconda  pericoli mortali per il loro sistema immunitario e salutistico  perciò esercitano un controllo sempre più rigoroso su qualità e tipologia degli alimenti. Essi puntano alla condanna del piacere, ad un controllo di se stessi molto prossimo alla corrente filosofica degli gnostici e a quella dei catari che professavano l’astinenza sessuale e alimentare per sentirsi più puri.

Secondo una  ricerca del Ministero della salute in Italia sui tre milioni di persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare il 15% è fatto da ortoressici. Attraverso il controllo che esercitano sul corpo pensano di poter sorvegliare ciò che li circonda. Così il cibo si trasforma in una battaglia tra il bene e il male mascherato da salute e malattia.

I ricercatori del Dipartimento della Salute della Università di Catanzaro in un recentissimo report sulla ortoressia evidenziano come siano a rischio frequente  anche gli sportivi, i vegani, crudisti e bambini condizionati da genitori che trasformano una giusta educazione al cibo in una prigione immunitaria da cui il gusto è bandito. Questo orientamento ha un impatto non solo sulle abitudini alimentari ma anche sulle abitudini sociali. I soggetti ortoressici e gli asceti del food sacrificano persino i rapporti amicali e di coppia isolandosi da chi non condivide il loro credo.

Riacquistare un sano rapporto con il cibo non è semplice può essere necessario un doppio counseling, nutrizionale e psicologico, per poter destrutturare i miti fondativi delle fissazioni ortoressiche e vincere l’ansia che è il fattore basilare di molti comportamenti del disturbo alimentare.

Otto modelli culturali fondanti le regole della cibomania.

Le lettrici e i lettori sono accompagnati, dalla sua sagace ironia, attraverso questi otto modelli. Conoscerli è un modo per  sfuggire alla rigida ortodossia che, dicevamo, rischia di diventare ossessione.

Una prima tappa è rappresentata dalla dieta de gruppi sanguigni sistema nutrizionale inventato dal naturopata  americano Peter D’Adamo basata sull’ipotesi che i gruppi sanguigni conterebbero disposizioni ad intolleranze che influenzano il sistema immunitario determinando di fatto la nostra reazione agli alimenti. Sono disposizioni di origine ancestrale e ciascun gruppo sanguigno porta la traccia di un periodo; per esempio per quanto riguarda il gruppo 0 le disposizioni si ricollegherebbero alle abitudini alimentari dei primi nuclei di caccia: la carne sarebbe d’obbligo. Invece  il gruppo B stabilisce che i nostri progenitori erano nomadi quindi consumatori di latte e derivati. Ad ogni gruppo sanguigno il suo regime alimentare.

Il posto d’onore è riservato alla dieta mediterranea scoperta negli anni cinquanta  dal fisiologo americano Ance Keye dalla Biologa Margaret Haney e riconosciuta come uno dei sistemi nutrizionali più adatti a contrastare le malattie cardiovascolari. Ma per molti esecratori dei carboidrati  (no carb diet) la famosa piramide  dell’OMS non ha alcuna validità.

Segue a ruota la dieta paleolitica promossa dell’etnolgo Vihjalmur Stefansson esperto di cultura eschimese. Dieta a base di selvaggina, frutti spontanei, radici e pesci. Infatti nel suo libro Not By bread alone (Non di solo pane) l’autore  considera l’assenza di carie negli esquimesi un elemento a favore delle diete iperproteiche. Dieta dei gruppi sanguigni, dieta esquimese e dieta mediterranea primordiale (cacciagione, pesci, uova, bacche e radici) sono definite diete paleolitiche.

Un posto di sicuro interesse è occupato dai regimi alimentari fondati sui crudismi che si basano sulla qualità alimentare e incontaminata della materia prima. E’ una cucina  che solo apparentemente  è essenziale  e  che si basa sull’arte  della marinatura e della brasatura che si può definire cibo ad una lenta cottura.

Con il  veganesimo, nato nel 1944 in nome di una obiezione di coscienza a favore degli animali, si costruisce un ponte tra pratiche salutistiche e prassi morali. Infatti il veganesimo si basa sul dato di fatto che latte, uova, miele vengono prodotti forzando le normali funzioni biologiche degli animali e vanno eliminati dalla dieta. E’ una denuncia dello sfruttamento di animali per assicurarsi una accumulazione proteica fondato sulla supremazia umana sugli altri esseri viventi. Alleati di questo pensiero sono i regimi vegetariani anche loro, come già Pitagora, favorevoli ad una moratoria alimentare in nome dei diritti del vivente.

Marina Mariani, counsellor

Homus Dieteticus. Viaggio nelle tribù alimentari
di Marino Niola, Editore il Mulino
13€, 145 p.

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