Proponiamo questa riflessione in merito al fondo Nasko, cresco, sostengo, stanziati da Regione Lombardia. Perché il sostegno alla maternità deve essere legato al pentimento dopo richiesta di aborto?

Ci sono alcune situazioni più o meno disperate dove un sostegno economico diventa indispensabile per superare un periodo di crisi profonda. Capita che alcune di queste situazioni vengano all’attenzione quando la donna si scopre incinta e la nuova gravidanza aggrava le preoccupazioni economiche. Queste sono le occasioni in cui l’assistente sociale dovrebbe avere accesso ad alcune risorse urgenti nell’ambito pubblico. Cosa improbabile.

Pensiamo pertanto che questi fondi vadano rivisti, sganciando il sostegno economico dal ‘pentimento’ dopo richiesta di aborto, autorizzando solo i consultori (non i CAV) a trattare la delicata materia, mantenendo l’accesso ai fondi delle donne/famiglie straniere residenti.

Se la regione scopre che il 75% dei fondi nasko sono andati alle straniere significa che queste donne ne hanno bisogno e non che il contributo deve essere dato solo a chi è residente da 5 anni.

Ricordiamo che la legge istitutiva dei consultori (405/75) poneva fra gli obiettivi prioritari la maternità e paternità responsabile e la somministrazione di contraccettivi. Se si vuole aiutare le donne straniere (e italiane) a prevenire gravidanze indesiderate, bisogna far educazione sessuale, informazione al pubblico, togliere i ticket sulla contraccezione e consentire l’accesso diretto ai consultori.

Piero Puzzi, ginecologo, rete “Libere di scegliere”

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Redazione