Travaglio a domicilio e accompagnamento al parto in ospedale

Travaglio a domicilio e accompagnamento al parto in ospedale

L’assistenza fornita dal Centro progetti donna è rivolta a donne in gravidanza fisiologica residenti a Milano, Sesto San Giovanni, Monza.

Presa in carico: 32 settimane, colloquio conoscitivo e gratuito con l’ostetrica

L’assistenza del travaglio a domicilio ha diversi vantaggi

  • rimanere in un ambiente intimo e protetto che facilita l’andamento del travaglio, perché gli ormoni del travaglio sono sensibili all’ambiente circostante
  • avere accanto un’ostetrica già conosciuta in precedenza
  • l’ostetrica valuta il benessere materno-fetale e interviene qualora ci sia bisogno di andare in ospedale

L’assistenza del travaglio a domicilio prevede

  • la reperibilità dell’ostetrica H24 a partire dalla 38° settimana
  • visite a domicilio fino all’avvio del travaglio
  • assistenza dell’ostetrica per tutto il travaglio fino al parto

Il parto

  • a travaglio avanzato, ci si sposta nell’ospedale scelto, dove avviene il parto
  • l’ostetrica assiste la donna con un sostegno psicologico, fino a un’ora dopo il parto
  • la donna viene presa in carico dall’ostetrica e dalla ginecologa/o dell’ospedale, che gestiscono il parto.
  • le volontà della donna rispetto al parto sono raccolte nel “piano del parto” e condivise con l’ostetrica e il/la ginecologa dell’ospedale

Dopo il parto

è prevista una visita domiciliare dopo due giorni dal parto per accompagnare la coppia nell’allattamento e nell’avvio della relazione con il/la bimbo/a.

Informazioni

Il servizio è privato e a pagamento perché la Regione Lombardia non prevede un rimborso né per il travaglio né per il parto a domicilio.

Contatti

Centro progetti donna, via Della Guastalla, 8

tel. 02 861145

http://www.cpdonna.it/

Allattamento e lavoro. Come fare?

Il rientro a lavoro spesso rappresenta un momento di grande preoccupazione per la famiglia. L’introduzione al nido, la difficoltà a portare avanti l’allattamento al seno, il distacco tra madre e neonato sono le problematiche più riferite dalle donne.

Eppure le donne hanno sempre lavorato! Allora cosa è cambiato nella società?

E’ la stessa società ad essere cambiata, nei tempi di gestione e organizzazione del lavoro, nei tempi di gestione della sfera privata. La nostra società non ha tempo!

La gravidanza e l’esogestazione sono due fasi di un unico percorso che invece richiedono alla donna un nuovo tempo: un tempo per l’adattamento, un tempo per l’ascolto e la relazione con il nuovo bambino. La maternità rappresenta un evento bio-psico-sociale cioè un evento carico di trasformazioni nel corpo, nell’ambito relazionale e nella sfera sociale, culturale e lavorativa della donna. Pertanto interessa e coinvolge non solo la donna, ma anche la coppia, la cerchia familiare, lavorativa e l’intera società in cui vive.

Poter allattare il proprio bambino richiede oltre al desiderio della donna, anche un forte impegno sociale da parte di tutti i soggetti coinvolti (operatori percorso nascita, parenti e/o amici, datore di lavoro, agevolazioni sociali, luoghi protetti, legislazione che tuteli la maternità), proprio perchè tutti indirettamente siamo coinvolti nella nascita e nella crescita di ogni nuovo bambino, di ogni futuro adulto.

L’allattamento rappresenta quindi una scelta. Scegliere di allattare richiede tempo, con-tatto fisico e relazionale intenso ed unico, sostegno, incoraggiamento e fiducia nelle proprie capacità di donna/madre.

Questa arte non è un sacrificio, ma un dono prezioso per la salute fisica e relazionale sia della donna che del neonato. Come ostetrica credo fortemente nelle capacità innate della donna/bambino e nella ricchezza di un buon sostegno alla diade.

Allattare è un evento naturale che ha permesso la sopravvivenza della specie.

Si pensi che nel mondo nascono ogni anno 129.000.000 di bambini, di questi 119.000.000 in Paesi dove allattare è l’unico nutrimento. Per il restante 7.5% le madri devono prendere una decisione.

 Allattare e lavorare non solo è possibile, ma ha anche tantissimi benefici per la mamma e il neonato:

  • rinforza il sistema immunitario riducendo il rischio di infezioni negli asili nido
  • il latte è sempre disponibile al rientro della mamma
  • l’allattamento esclusivo fino a sei mesi rappresenta una garanzia di salute per il bambino
  • facilita l’adattamento del neonato al nido/baby sitter
  • rappresenta il continuum di quel legame esclusivo tra mamma-bambino

Il periodo di astensione obbligatoria per la maternità è di tre/quattro mesi dopo il parto a seconda dell’epoca in cui si è iniziata la maternità in gravidanza (settimo/ottavo mese). Molte donne rientrano a lavoro a 3-4 mesi di vita del neonato, in un periodo in cui l’allattamento è e andrebbe continuato in maniere esclusivo. Le mamme che invece possano usufruire della maternità agevolata, almeno fino a sei mesi di vita del bambino, hanno il vantaggio di poter iniziare l’introduzione dei cibi solidi che facilitano la nutrizione gestita da altri (nonne, baby sitter, asilo nido).

Se si sta ancora allattando, è preferibile offrire cibi solidi durante i pasti fuori casa e proseguire con le poppate quando la mamma torna dal lavoro. Il divezzamento deve basarsi sui bisogni della diade e non su rigidi schemi nutrizionale.

Alcune indicazioni per il proseguimento dell’allattamento dopo il rientro a lavoro:

  • la mamma ha a disposizione per riposo allattamento a due ore al giorno se orario di lavoro è uguale o maggiore alle sei ore, un’ora al giorno se inferiore le sei ore fino ad un anno di vita del neonato;
  • scegliere chi si prenderà cura del bambino (nonna, asilo nido, baby sitter) e la distanza che questi hanno dalla sede di lavoro della madre;
  • facilitare la relazione tra il bambino e chi si prenderà cura di lui: qualche settimana prima mamma e bambino dovrebbero trascorrere alcune ore nell’asilo nido o con la persona scelta. Il neonato imparerà ad associare a quel contesto/persona una connotazione positiva “amica di mamma” e le trasmetterà parte della sua fiducia;
  • fare scorte di latte, l’estrazione del latte può essere fatta manualmente o con un tiralatte. Inizialmente uscirà poco latte, ma questo non significa che non si ha latte! Per imparare a togliersi il latte occorre tempo per questo è meglio iniziare per 5/10 minuti più volte al giorno (cinque/otto poppate) almeno due settimane prima del rientro al lavoro. Il latte può essere conservato nel frigo per 5-8 giorni, nel freezer del frigo per due settimane, nel congelatore per 3-4 mesi.
  • Durante la pausa per l’allattamento a lavoro, si può tirare il latte e conservarlo in una borsa frigo. Molto importante è l’ambiente protetto e tranquillo, la donna dovrebbe trovare una posizione comoda e a proprio agio magari guardando anche foto del figlio, questo facilita la fuoriuscita del latte.
  • Se ad occuparsene è una nonna/baby-sitter possono portare il bambino alla mamma direttamente a lavoro nella pausa per l’allattamento, oppure se l’asilo nido è vicino alla mamma lei stessa può andare ad allattare o portargli il latte appena tirato.
  • Continuare ad allattare in modo esclusivo dopo il lavoro e nei giorni festivi, questa farà sì che la quantità di latte prodotto non diminuisca ulteriormente. Ricordando che il seno più viene stimolato (ogni 2-3 ore) più la produzione di latte è garantita.

Prima del rientro al lavoro non occorre ne offrire al bambino il biberon, ne lasciarlo solo al nido per “farlo abituare”. Queste due pratiche non migliorano ne la nutrizione ne l’adattamento ad un nuovo ambiente lontano dalla madre ed oltretutto creano ansia e frustrazione nella donna e nel bambino. Ci sono bambini che prendo subito il biberon e bambini che inizialmente non vogliono saperne di biberon, di cucchiaini o bicchierini.

Quando il bambino inizierà il nido o starà con una persona di fiducia si vedrà la sua reazione. Gli si può offrire il latte raccolto dalla mamma e vedere se si alimenta. Nell’ipotesi in cui non mangi nulla nelle sei ore di distacco dalla mamma non forzare assolutamente l’alimentazione perchè poi si nutrirà al suo rientro. La fase del distacco materno richiede tempo per il nuovo adattamento, pertanto è fondamentale cercare di rispondere alle richieste ed esigenze del neonato. Ci sono bambini che non mangiano nulla e preferiscono aspettare il ritorno della mamma, quindi mangeranno di più la sera, la notte e la mattina prima del lavoro.

Se invece il rientro al lavoro avviene a sei mesi, si può offrire al bambino come prima scelta il latte raccolto dalla mamma oppure se non si alimenta con il biberon anche una pappina di frutta (banana/mela/pera schiacciata) riso bollito schiacciato e continuare ad allattare nella restante parte della giornata.

Continuare ad allattare dopo il rientro a lavoro è possibile, e non è un’esclusiva di poche donne. Con la maternità cambiano e nascono nuovi bisogni sia nella mamma che nel bambino, pertanto è fondamentale organizzare il tempo per la gestione dell’allattamento e condividere la scelta con il papà e/o con la famiglia. Tempo e sostegno sono fondamentali per l’avvio e la prosecuzione dell’allattamento al seno.

“Nel seno, oltre al latte, il bambino cerca e trova affetto, consolazione, calore, sicurezza e attenzione. Non è solo una questione di alimento. Il bambino reclama il seno perchè vuole il calore di sua madre, la persona che più conosce. Per questo motivo la cosa importante non è contare le ore e i minuti o calcolare i millilitri di latte, ma il vincolo che si stabilisce tra i due che è una sorta di continuazione del cordone ombelicale”

Un dono per tutta la vita – Carlos Gonzalez

Bibliografia:

– Un dono per tutta la vita, Carlos Gonzalez

– www.lllitalia.org

– www.iss.it

– www.inps.it
Ostetrica Fagioli Monica

LAVOROEALLATTAMENTO

Consigli dietetici per la mamma che allatta

Nei primi sei mesi di vita i neonati dovrebbero essere nutriti esclusivamente con il latte materno. In seguito mentre la qualità del latte si modifica, impoverendosi, la dieta del bimbo verrà integrata con vari cibi idonei e sicuri.

Il latte materno è un alimento completo, ricco di enzimi e anticorpi che migliora la salute del bambino; sempre pronto, in temperatura ideale e facilmente assimilabile. Oltre a ciò l’allattamento materno crea e rafforza il legame madre-figlio ed è proprio l’allattare che stimola la produzione del latte stesso (OMS e UNICEF, 2003).

I vantaggi dell’allattamento sono molteplici e vanno, tra gli altri, da una maggior protezione per diarrea e disturbi del tratto intestinale, alla maggior protezione nei confronti di otiti, eczemi unitamente a un miglior sviluppo cognitivo. Il sostegno nei confronti dell’allattamento dal seno si basa sulla Dichiarazione degli innocenti e sulla strategia Globale per l’Alimentazione di neonati e bambini (OMS e INICEF).

La dieta corretta per la mamma che allatta

Anche il Ministero della Salute si è impegnato del redigere opuscoli a carattere divulgativo e mette l’accento sull’importanza per le mamme di non seguire “diete speciali” durante l’allattamento ma di mantenere una dieta equilibrata (www.salute.gov.it)

Per produrre un buon latte la mamma deve necessariamente curare anche la sua alimentazione e soddisfare i suoi fabbisogni nutrizionali (energetici, di micro e macronutrienti e di acqua) oltre a quelli del lattante.

Il fabbisogno energetico dovuto all’allattamento è più elevato rispetto al periodo della gravidanza e la produzione del latte richiede un impiego di energia proporzionale alla quantità prodotta. Il volume giornaliero è mediamente di circa 750 ml (LARN IV edizione). Una parte della spesa energetica extra può essere sostenuta utilizzando le riserve adipose accumulate in gravidanza anche se il suo grado di mobilizzazione può variare da donna a donna.

Il peso alla nascita dei figli nati da madri vegetariane che si sono alimentate in modo corretto e che hanno avuto un adeguato incremento ponderale in gestazione, si mantiene all’interno del range di normalità. Poiché il profilo nutrizionale varia a seconda del tipo di modello vegetariano seguito è importante fare una valutazione individuale della donna che allatta.

In caso di sovrappeso o obesità la mamma può perdere peso, purché ciò avvenga lentamente e purché la donna sia seguita da personale sanitario competente con una dieta moderatamente ipocalorica (Krause’s Food &Nutrition Therapy – 12 edition).

In tutte dovrebbe essere incoraggiata la pratica di attività fisica di media intensità per tutti i suoi effetti benefici.

Se la dieta della mamma risulta essere soddisfacente dal punto di vista dell’energia, verosimilmente lo sarà anche per all’apporto proteico. I nutrienti contenuti nel latte materno possono essere sintetizzati ex novo dalla ghiandola mammaria, modificati a partire da precursori come per gli acidi grassi a lunga catena o trasferiti direttamente dal plasma materno al latte (vitamine e minerali).

Il contenuto in grassi della dieta della mamma influenza significativamente la composizione del latte mentre il contenuto di alcuni minerali come ad esempio il calcio può essere mantenuto a livelli sufficienti anche a spese dei depositi materni qualora non siano stati soddisfatti i fabbisogni.

Raccomandazioni

Le raccomandazioni generali dunque riguardano il seguire una dieta appropriata nel rispetto dei fabbisogni

  • Ridurre il consumo degli zuccheri semplici incrementando i complessi e scegliendo i tipi integrali anche per incrementare la quantità di fibra alimentare.
  • Ridurre il consumo dei grassi in genere e nello specifico di quelli saturi.
  • Evitare periodi di digiuno prolungato suddividendo i cibi tra tre pasti principali e due spuntini.
  • Cucinare in modo semplice, scegliere gli alimenti in base alla stagionalità
  • Astenersi dal fumo mantenendo uno stile di vita attivo senza esitare di chiedere al proprio medico curante un aiuto.
  • Per quanto riguarda le bevande alcoliche, l’etanolo passa nel latte e può inibire la montata provocando al lattante, nei casi più gravi, sedazione, ipoglicemia e disturbi gastro-intestinali (LARN IV edizione).

I miti che riguardano alimentazione e latte materno

Coliche: nei neonati sono fisiologiche e dovute all’immaturità dell’intestino e non legate al consumo di latte e latticini da parte della mamma. Il consiglio è di informare il pediatra e attendere che il disturbo scompaia naturalmente, generalmente intorno al terzo mese.

La birra non favorisce in alcun modo la montata lattea ma rende più amaro il latte; il cui gusto è anche influenzato da alcuni alimenti assunti dalla mamma come aglio, porro, scalogno, cipolla, carciofi, peperoni e spezie. Se però questi alimenti sono stati ingeriti abitualmente nell’ultimo trimestre di gravidanza il bambino li ha già “assaggiati” dunque li riconosce senza gradi problemi.

 

A cura del servizio dietologico del CED 

 

 

Integratori alimentari in gravidanza

Integratori alimentari in gravidanza, sono necessari sempre e comunque? In questa scheda vi spieghiamo perché una dieta completa ed equilibrata è da preferire all’assunzione di vitamine ed oligoelementi, che vanno somministrati dal medico solo su casi ed esigenze specifiche da valutare attentamente. Anche perché gli effetti collaterali non mancano, sia durante che dopo il parto.

Appena inizia la gravidanza, spesso si parte con la prescrizione dell’acido folico 400 mg – che andrebbe iniziato prima della gravidanza per prevenire l’insorgenza della spina bifida – della vitamina B12, del ferro, del fluoro e a volte di complessi multivitaminici. C’è l’idea che più vitamine si prendono, meglio è. Troppo di frequente, invece, non si spiega perché vengano somministrate e soprattutto quali siano gli effetti collaterali dell’assunzione prolungata degli integratori alimentari.

MEGLIO UNA DIETA CORRETTA

Un’alimentazione varia ed equilibrata durante la gravidanza garantisce l’apporto di tutte le sostanze necessarie per la mamma e per il/la nascituro/a. La dieta corretta prevede:

  • cereali (riso, pasta, farro, orzo, ecc) meglio se integrali
  • legumi
  • verdura e frutta di stagione
  • semi vari (lino, zucca, girasole, mandorle, pinoli)
  • proteine animali in quantità ridotta e soprattutto di origine diversificata (carne di coniglio, pollo, manzo, pesce, latticini di capra e di mucca)

ISOLARE L’ELEMENTO PROVOCA LA PERDITA DELL’ENERGIA VITALE

Le vitamine e gli oligoelementi presenti nei cibi sono disponibili naturalmente nella concentrazione corretta per la loro assimilazione. Dunque sono assorbiti dall’organismo in modo più rapido ed efficace rispetto ai prodotti artificiali. Se, invece dell’alimento intero, introduciamo attraversi gli integratori i componenti scissi e separati, otteniamo l’aumento forzato del singolo elemento e la conseguente alterazione di altri elementi presenti nell’organismo. La frammentazione di un elemento provoca inoltre la perdita dell’energia vitale dell’alimento nel suo complesso, rimane qualcosa di “morto” che non ci nutre in profondità.

NO ALL’USO INDISCRIMINATO DI VITAMINE

Ogni alimento ha una sua energia in relazione al luogo di crescita, alla stagione in cui matura, alla sua forma, al suo colore, al fatto che si sviluppi sottoterra o verso l’alto, ed inoltre comprende al suo interno una varietà di nutrienti con delle loro precise proporzioni e rapporti.
Anche nel nostro organismo esistono rapporti tra sostanze. Se, ad esempio, somministriamo la sola vitamina A, indurremo nell’organismo la necessità di tutti gli altri elementi che in genere la accompagnano. L’uso indiscriminato di vitamine, inoltre,è da evitare perché abituare l’organismo a un quantitativo eccessivo ne indebolisce la sua capacità di assimilazione in situazioni di normalità.
E in gravidanza? Assumere troppe vitamine può compromettere il delicato equilibrio esistente fra di esse con il rischio di creare gravi stati di disvitamitosi (1).

IL CORPO RIFIUTA QUELLO CHE NON SERVE 

Il corpo cerca di eliminare le sostanze in eccesso, attraverso vie di scarico che in genere sono a livello intestinale, renale o cutaneo. Nella pratica clinica osserviamo sempre di più bambini con dermatiti fin dai primi giorni di vita. La causa è complessa, ma a volte una semplice attenzione alla dieta della madre che allatta e la sospensione del complesso vitaminico che sta assumendo comporta un miglioramento notevole della pelle del bambino.

INTEGRATORI: SOLO RARAMENTE SONO NECESSARI

A volte, durante la gravidanza, alcune madri possono non assorbire tutto quello di cui hanno bisogno. Ma  questa evenienza è piuttosto rara, se si segue una sana alimentazione, e va individualizzata e aiutata di conseguenza.

Tratteremo qui alcune delle sostanze che vengono più frequentemente prescritte in gravidanza: magnesio, ferro, fluoro e acido folico.

MAGNESIO 

È un oligoelemento che va molto “di moda” e che anche in gravidanza è considerato una panacea per tutti gli stati di tensione psicofisica: dall’ipercontrattilità uterina all’insonnia, all’irritabilità. Il bisogno di magnesio aumenta quando l’alimentazione è ricca di carboidrati, in caso di infezioni, in inverno e in gravidanza. La mancanza di magnesio può essere espressa da sintomi quali crampi agli arti inferiori, ansia a volte con impressione di morte imminente o attacchi di panico, ipersensibilità, iperattività, insonnia, affaticamento, movimenti involontari degli occhi, della lingua e dei muscoli in genere, palpitazioni, extrasistole, aritmia, sindrome di Raynaud, ipertrofia prostatica, enuresi notturna, calcoli renali, nausea e vomito. Ci possono essere anche dei sintomi da eccesso fra cui possiamo ricordare sete, vampate di calore, debolezza muscolare, pressione bassa del sangue, confusione, perdita dei riflessi, depressione, diminuzione del respiro.

  • Rischi del sovradosaggio del magnesio

Possiamo ipotizzare che dato in “sovradosaggio” in una donna in gravidanza possa provocare (come la vasosupprina che fortunatamente ora viene meno usata) una decontrazione anche delle pareti uterine che perdono quindi la capacità di massaggiare il bambino. Non viene perciò stimolata la sua percezione cutanea con perdita di quell’azione che, oltre a essere utile per il suo sistema immunitario, svolge una funzione contenitiva così importante per la vita extrauterina. Possono diventare bambini che richiedono, alla nascita, quello che non hanno avuto durante il periodo intrauterino, hanno bisogno di essere tenuti molto in braccio giorno e notte per recuperare lo stimolo perso.

  • Dove si trova

La donna incinta necessita giornalmente di un apporto di magnesio di 450 mg il dì, circa 100 mg in più rispetto al fabbisogno usuale. È un oligoelemento che si trova nei semi di girasole, nei fagioli di soia, nei semi in genere soprattutto nelle mandorle, nel pesce, nelle farine e nel riso integrale, nei frutti di mare, nei legumi, nei vegetali a foglia verde e nel cioccolato.

Diete ricche di calcio possono inibirne l’assunzione, come pure la presenza di vitamina D o un uso eccessivo di alcoolici, dolci, grassi saturi e latte. Nel diabete, nelle malattie renali o cardiache, nell’uso prolungato di antibiotici, della pillola e di diuretici, si può avere una sua carenza. Una dieta ricca di latticini e povera di prodotti integrali può portare a un deficit nell’assorbimento di magnesio e un aumento di calcio nei tessuti.

Un rischio che non ne venga assunto a sufficienza con l’alimentazione è legato alla consumazione di vegetali coltivati in terreni che non vengono ruotati e dove si usano pesticidi e diserbanti, che lo riducono. Per recuperare questo elemento bisogna stare attenti alla provenienza del cibo e usare prodotti preferibilmente integrali cosa del resto consigliata anche per altri motivi in gravidanza (vedi diabete gestazionale).

FERRO

È molto prescritto soprattutto nell’ultimo periodo della gravidanza quando fisiologicamente la donna si anemizza per prepararsi al parto. Le anemie legate a una carenza di ferro sono visibili da un valore basso del volume e nel numero dei globuli rossi che si ricava con l’emocromo richiesto fra gli esami del sangue durante l’epoca gestazionale. Il volume troppo grande dei globuli rossi significa invece insufficienza di vitamina B12 o acido folico.
Attenzione! Bisogna tenere presente che con l’avanzare della gravidanza si possono comunque avere valori inferiori di emoglobina, ma senza variazione del volume globulare. Infatti il sangue materno aumenta la propria massa senza variare il proprio contenuto, per potersi distribuire sui due circoli; questa “anemia” ha la funzione di prevenire la trombosi; un sangue troppo denso, in situazioni di stress acuto come si ha nel parto, può infatti andare incontro alla formazione di piccoli coaguli.

  • Rischi di sovradosaggio del ferro

Dare quindi troppo ferro quando non serve può essere pericoloso. Può infattiforzare la formazione di globuli rossi nel sangue e aumentare, così, il rischio di trombosi, depositarsi nei tessuti muscolari e quindi anche nell’utero, rendendolo più rigido e meno elastico durante il parto. In questo caso si una situazione opposta a quando si somministra troppo magnesio, quando cioè si rischia di trovarsicon una atonia uterina con difficoltà contrattile e contrazioni poco efficaci. Nel caso del ferro, invece, l’utero può diventare una corazza, la dilatazione avviene con fatica e con una maggiore sensazione di costrizione e rigidità sul bambino. Uteri molto contratti possono addirittura non dilatarsi e portare all’induzione o al parto cesareo.

  • Dove si trova

Il ferro è una sostanza presente in natura in molti alimenti: lenticchie, frutta rossa (ciliegie, fragole), verdure a foglia verde, prezzemolo, barbabietole rosse, tuorlo, carne, frutti di mare, sardine, cereali integrali, frutta secca come uvette, pesche e albicocche. L’assorbimento è diminuito con l’assunzione di tè, caffé, derivati della soia, nel corso di alcune terapie con antiacidi o tetracicline.L’associazione con acido ascorbico ne migliora l’assorbimento, quindi ok al limone spremuto sugli spinaci e sulla bistecca.

FLUORO 

Il ruolo del fluoro nella prevenzione della carie è conosciuto da una ventina d’anni. Per questo c’è stato un periodo in cui veniva assunto giornalmente dai bambini e dalle donne durante la gravidanza per prevenirne l’insorgenza. Ancora oggi alcuni ginecologicontinuano a somministrarlo, malgrado molti studi abbiano dimostratola dannosità di questa sostanza.

  • Rischi di sovradosaggio del fluoro

Il fluoro si trova in tutti i prodotti per l’igiene dentale, alle acque. Se dato per bocca come integratore può portare a un sovradosaggio (fluorosi), con discolorazione dei denti sotto forma di macchie, soprattutto degli incisivi superiori, alterazioni delle ossa, calcificazione del tessuto muscolare e dei legamenti spinali. Infatti l’eccesso di fluoro aumenta l’assorbimento e il deposito del calcio sotto forma di composti, con una resistenza minore alla frattura rispetto a quello che avviene in una situazione di normale calcificazione. Inoltre alcuni autori hanno riportato un effetto mutageno del fluoro con un aumento del tumore all’utero.

Per finire esiste un legame fra uso del fluoro e comparsa del gozzo in quanto il fluoro può depositarsi a livello della tiroide e interferire con il funzionamento ghiandolare. Alcuni studi poi hanno messo in evidenza la comparsa dei deficit di attenzione nei bambini con il periodo in cui in America hanno iniziato a aggiungere fluoro nelle acque.

  • Dove si trova

È presente in piccole tracce nelle ossa, nei denti, nella tiroide e nella pelle. A livello naturale si trova in alcuni cibi: tè, cereali, pelle del pollo, reni, alcuni pesci. Circa il 70-80% del fluoro è contenuto nelle ossa e nei denti.

È necessario all’organismo in piccoli quantitativi e può essere, per la sua natura chimica, particolarmente tossico se vengono superate anche di poco le concentrazioni utili. Tra l’altro negli anni 50 è stata messa in relazione la fluorurazione delle acque con l’aumento di bambini affetti da sindrome di Down.

ACIDO FOLICO

In questi ultimi anni si somministra l’acido folico 400 mg prima del concepimento e nei primi tre mesi successivi (alcuni ginecologi la consigliano fino alla fine dell’allattamento) perché alcuni alcuni studi hanno riportato una diminuzione di malformazioni genetiche in donne che avevano assunto in gravidanza dosi maggiori di acido folico. Ci può essere un suo ridotto assorbimento in caso di disturbi gastrici, morbo celiaco, malassorbimento intestinale, o per l’assunzione di farmaci chemioterapici, anticonvulsivanti o contraccettivi orali.

  • Rischi di sovradosaggio dell’acido folico

Non sono stati registrati a oggi effetti collaterali anche se alcune donne hanno riferito alcuni disturbi quali diarrea, insonnia, incubi e pruriti generalizzati. Per la mancanza di reazioni avverse riconosciute, in alcuni paesi hanno pensato di “fortificare” i cibi con questa sostanza in modo da coprire l’intera popolazione femminile fertile senza considerare quale impatto può avere sull’organismo in generale l’uso di una sostanza di sintesi in concentrazioni.

  • Dove si trova

Si trova negli ortaggi e nelle verdure a foglie verdi, quindi è una sostanza molto diffusa nel mondo vegetale. Ma si trova anche nel fegato, nei fagioli, nel germe di grano, nel lievito, nel tuorlo, nelle barbabietole, nel succo d’arancia e nel pane integrale.

È una sostanza instabile che quindi si deteriora facilmente. Il 70% dell’acido folico può perdersi nelle verdure fresche lasciate a temperatura ambiente nell’arco di tre giorni, o nell’acqua di cottura o per esposizione al calore.

Nonostante questo, il normale fabbisogno di acido folico (0.2 milligrammi) viene coperto da una alimentazione normale. La sua funzione è correlata a quella della vitamina B12, è coinvolto nel metabolismo degli aminoacidi e nella sintesi degli acidi nucleici, nonché nella formazione dei globuli rossi e di alcuni costituenti del sistema nervoso. Una sua carenza può portare a una difettosa sintesi di DNA nelle cellule che si dividono con disparità fra citoplasma (normale) e nucleo delle cellule (alterato).
Tipico di questa situazione è la comparsa di anemia megaloblastica caratterizzata da globuli rossi di volume aumentato che vanno incontro a una maggiore distruzione per la loro fragilità.

DHA

Gli acidi grassi essenziali sono molto importanti sia per la madre che per la crescita e lo sviluppo del sistema nervoso centrale del neonato e servono, in particolare, alle strutture cerebrali e retiniche. Non sono prodotti autonomamente dall’organismo e vanno introdotti con la dieta; tra questi, gli acidi grassi monoinsaturi e gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena, in particolare della serie Omega-3, tra cui il più il più importante è il DHA presente nel pesce, soprattutto quello “azzurro”.

IODIO

È un costituente degli ormoni tiroidei ed interviene nella formazione, nella crescita e nello sviluppo di vari organi (cruciale è il ruolo svolto nella maturazione del cervello) e apparati, oltre che nel metabolismo glucidico, lipidico e proteico. Una sua carenza potrebbe causare ipotiroidismo, cretinismo e neonati piccoli per età gestazionale.

  • Effetti collaterali dello iodio in gravidanza

Non sono conosciuti effetti collaterali

  • Dove si trova

Si trova  principalmente nel pesce. Inoltre, una buona regola è sostituire il normale sale da cucina con il tipo iodato.

 

Scheda a cura di Daniela Fantini, ginecologa del Cemp

Farmaci in gravidanza e allattamento

L’AIFA, Agenzia italiana del farmaco, ha AIFA dedicato un sito ai farmaci in gravidanza e allattamento. E’ uno spazio pensato per le future mamme, le neo-mamme e per tutti gli operatori sanitari che vogliano conoscere quali farmaci siano più indicati per il trattamento delle patologie comuni e croniche nel periodo della gestazione e del puerperio.

Il sito offre un motore di ricerca per conoscere quali farmaci sono indicati per le patologie più comuni o intercorrenti in gravidanza e allattamento.

E’ inoltre possibile consultare le schede scientifiche sulle principali patologie che si possono riscontrare durante la gravidanza.

Una sezione è dedicata ai farmaci utilizzati in caso di procreazione medicalmente assistita.

Vai al sito http://www.farmaciegravidanza.gov.it

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